lunedì, 24 luglio 2006

BACHECHE DEI POETI GIOVANI E/O ESORDIENTI N.24

AVVERTO GLI AMICI VISITATORI DI QUESTO BLOG CHE, PER MOTIVI DI TEMPO, LA DURATA IN PRIMA SCENA DI OGNI POST SARA' DA OGGI ACCORCIATA A TRE GIORNI. TALE RESTRIONE E' DOVUTA ESSENZIALMENTE AL NUMERO ANCORA CONSISTENTE DI AUTORI CHE DEBBONO ESSERE PUBBLICATI ENTRO IL 15-08-2006, IL GIORNO IN CUI LA PRIMA EDIZIONE DI QUESTA FORTUNATA RASSEGNA AVRA' TERMINE. MI SCUSO PERTANTO CON I POETI CHE SARANNO CON NOI NELLE PROSSIME SETTIMANE, AI QUALI SARA' (AHIME') TOLTO UN GIORNO DI PERMANENZA.

Torniamo con questa nuova bacheca ai poeti giovani. Ci torniamo con Giovanni Tuzet, un autore ferrarese di raffinata cultura. Dirò subito che la volontà di staccarsi dai codici chic di una simile educazione mi fa avere in simpatia il nostro odierno ospite. Egli, infatti, veramente fa di tutto per giungere a un dettato che parli della gente di tutti i giorni e che risulti farcito di grande ironia e di felici paradossi. Paradigmatico, in tal senso, è lo scampolo che mi permetto di “rubare” all’amico Massimo Orgiazzi, il quale poco tempo fa lo ha pubblicato nel suo blog “Liberinversi”. Il pezzo si intitola “Cambi” e inizia così: “ Dove: lungo la strada che fu, un tempo / un argine / fra ferri rossi, barattoli, immondizie / Ove di fiori il cordone si migliora // … // a formare un cuscino che brilla / per il sole e la cera / Cosa? C’è un fiocco rosa sul cancello / Però: è di un demolitore// …”. Questo stile, che pare “mandare al diavolo” le maniere ortodosse è, in realtà, ossigeno puro, nel panorama della poesia italiana, in cui ci si esprime sì in diversi modi, tutti piuttosto lontani però dalla valenza ironica –uno gotico immaginifico ; l’altro minimale, plastico, perfettamente compiuto a livello di forma, ma aihmé, innocuo come acqua di fonte; l’altro ancora, infine, disordinato a livello di comprensione sintattica (e non si sa se per "arte" o per carenza di ponteggi atti alla costruzione della frase)- . A mio avviso, Tuzet riesce interessante perché veicola il suo messaggio su un reticolo di segno vergato con attenta nonchalanche. A “La costruzione del verso” ha fatto pervenire numerosi frammenti di prosa che lanciano una sorta di storia-romanzo, ma che non perdono di vista la poesia, sia nella musicalità sia nelle intenzioni d’animo. Giovanni si fa, anche in questi lavori, artefice di piccole gioie, malinconie, dolori. Tutto però è mitigato (o drammatizzato) dalla notevolissima cifra paradossale, che, come più volte detto, muove al sorriso e alla volontà di approdare all’entità umana secondo l’impeto generoso della simpatia espressiva


LA CITTÀ IDEALE

Da:
ANELLI

1
Che piacere! In un bar del Liechtenstein una cameriera svedese mi ha preparato un cappuccino delizioso. Era grande come un frappé, schiumoso come una birra, caldo come la polenta. Mi sono felicitato con lei e le ho più volte guardato le gambe. Poi mi sono mandato a quel paese, per il numero di sciocchezze che riesco a dire all’occorrenza. Per fortuna non se n’è accorta: era già impegnata a versare la sangria a un eschimese.

6
Uscito dal supermercato incontro un’amica con cui ebbi una relazione giovanile ma intensa. Mentre mi parla delle sue difficoltà familiari, passa un asiatico che la saluta e si allontana rapidamente con un carrello vuoto. Le chiedo incuriosito chi sia. È fra i suoi inquilini, tipi del Bangladesh che prendono i carrelli del supermercato e li mettono in giardino, credendo si tratti di mezzi di trasporto che si acquistano con il gettone.

7
Un ragazzo accanto a me tornando in treno da Parigi, tutto storto addosso al finestrino, scrive versi dedicati a un lui, a un pene che fa rima con bene. (Me ne sono accorto sbirciando, quando ho visto che si contorceva e stirava come se fosse eccitato). Quando mi ha chiesto di farlo passare e l’ho osservato allontanarsi, ho creduto che andasse a masturbarsi in quei bagni orribili, in uno strano incanto di sporcizia e bontà. Poi ho gettato ancora gli occhi ai fogli e ho visto che anelli faceva rima con monelli.


Da: ZONE RESIDENZIALI

11
C’è un mondo possibile dove i cani sono estremamente evoluti e stanno retti sulle zampe posteriori. Li vedi al bar, conversare al bancone. Ma il problema, si sa, è che ci sono cani di proporzioni molto diverse. Pertanto i bar, i ristoranti, gli uffici, hanno sedie, sgabelli, banconi e tavoli molto diversi a seconda del target di cani a cui si rivolgono. Non si fatica a capire come sia una società classista. Dove i cani più grandi sono i più eleganti. Li vedi, i levrieri nei loro abiti nobili e firmati, prendere con stile le olive e gli aperitivi, nei bar più esclusivi. E i piccoli bastardi fumare le peggiori sigarette, su luridi sofà nelle baracche più sporche.


13
Dove? Islanda. Quando: 21 giugno. Mi chiedo se si viva bene in questa luce. Mi fanno tenerezza, questi vichinghi, hanno le gambe che sono diventate fragili. Come degli altissimi funghi, dei geyser. Parlano un inglese approssimativo, hanno il reddito più alto, il paesaggio più bello, la città più brutta. E l’età del primo rapporto è la più bassa secondo le statistiche. Ora c’è sempre luce: si accoppieranno senza vergogna, penso, dove capita, come giraffe e trampolieri.

**


IL BENE


Per distrarmi leggo dei libri scientifici. Ma nessuna ipotesi cosmologica m’interessa davvero, mi solleva, m’illumina. Benché mi sforzi, non riesco a barare col dolore. Solo di lei vorrei sapere. Provo a scrivere queste note, chiedendomi cosa dirne un giorno a sua madre.

**

I tempi della gioia, a pochi mesi magari, mi sembrano un passato favoloso, di biglietti augurali, di sconcertanti banalità. Ne trovo ovunque in casa, per cassetti.

**

Divorata dal dentro: così me lo spiego. Da grumi verdi, da un orrido nero.
Ne ho cercata una parte anche per me. Bevendo una notte intera per sentirmi, la mattina, arato dal vomito. Come se in questo modo le fossi più vicino, come se anch’io provassi una parte del dolore, come se questo servisse. Mentre è solo un abbandono, di cui vergognarmi.

**
Un giorno, le porto delle arance di Sicilia ne ho presa una cassetta per lei, che un profumo di terra e di sole risvegli la stanza. Mi guarda un po’ così, come se fosse malinconica; io non so cosa dire, cosa aggiungere al pensiero che non potrà finirle

**

Sua madre sente la colpa allo stomaco: “non l’ho fatta bene”. Le regala una boccetta celeste di acqua di Lourdes. Davanti a tutti rimango impassibile. Poi di nascosto – riserbo del sacro – le faccio croci d’acqua sulla fronte sulle guance sulle mani – benedetta l’acqua che non serve se il destino s’impunta.

**

Suo marito e suo figlio s’incontrano da lei quella sera di luglio. Lei fa segno di andare a mangiare, di non tardare ancora. Vanno in pizzeria e hanno accanto un abbronzato e una bionda che non parla. Il marito lo conosce e gli chiede come va, l’attività. Ricorda il figlio un senso di abbandono e miseria, nella luce che calava, la faccia inutile di lei, la pelle crepata di lui, le parole automatiche e il conto alla rovescia

**

Giovanni Tuzet (Ferrara, 1972) è laureato in Giurisprudenza all’Università di Ferrara e dottore di ricerca dell’Università di Torino in Filosofia del Diritto e dell’Università di Paris XII in Filosofia della Conoscenza e Ontologia. Attualmente lavora presso l’Università Bocconi di Milano.
Ha pubblicato numerosi articoli e scritti su riviste di filosofia e letteratura. Ha pubblicato tre raccolte di poesia: Suggestioni di poesia (Officina Grafica S. Matteo, S. Matteo della Decima, 1993), 365-primo (Liberty House, Ferrara, 1999), 365-secondo (Liberty House, 2000). Ha pubblicato la silloge Logiche e mancine nell’antologia “Nodo Sottile 4” (Crocetti, Milano, 2004) e un’altra silloge dallo stesso titolo nell’antologia “La coda della galassia” (Fara, Santarcangelo di Romagna, 2005). Con A. Melillo e C. Sciaraffa ha pubblicato la plaquette San Giorgio e il Drago (LietoColle, Como, 2005). Ha curato il volume Simboli in versi (Editreg, Trieste, 2004). È redattore di “Atelier”, rivista di letteratura
.


postato da: nestore22 alle ore 13:44 | link | commenti (35)
categorie: poesia

Commenti
#1   24 Luglio 2006 - 14:42
 
Un caro saluto a Gianfranco e a Giovanni. Spero di riuscire a passare (cosa che se fatta non solo rara, ma nulla nell'ultimo periodo). Intanto ritenevo importante portarvi questa

SEGNALAZIONE:

Vincenzo Della Mea ha creato PoEcast, spazio aggregatore sperimentale di blog sulla poesia. Utizzando la tecnologia dei feed RSS, PoEcast permette di consultare per data tutti gli aggiornamenti operati dai blog che si occupano di poesia, letteratura e scrittura. Uno strumento comodo per tenere sotto controllo novità e aggiornamenti senza fare tutto il giro della rete. Vi invito a dare un'occhiata.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#2   24 Luglio 2006 - 14:58
 
Grazie Massimo.
A presto.
Gianfry
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#3   24 Luglio 2006 - 15:56
 
Ciao Gianfranco,

ho letto questi "quadri" con grande interesse. Gli ho trovati intelligenti e ironici.
Sarà per l'atmosfera così poco italiana di alcuni di loro, ma ho pensato a Cristina Babino in prosa...

Un saluto,
Marco.
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#4   24 Luglio 2006 - 16:45
 
Bravo davvero questo ragazzo. Scorrevole lettura, aggancia portanto a un sorriso velato; mi piace la delicatezza di questi passi.

Bella scelta, Gianfry.

Rina
utente anonimo

#5   24 Luglio 2006 - 17:50
 
Sono felice, Rina e Marco, che Giovanni vi piaccia.
Vi abbraccio entrambi. Non trovate abbia, in qualche momento, e di sgimbescio, qualcosa di Queneau?
(L'ho detta grossa? Non so)
Gianfry
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#6   24 Luglio 2006 - 17:51
 
..gnam, gnam! Sghimbescio...
G.
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#7   24 Luglio 2006 - 18:27
 
Grazie a chi ha lasciato un messaggio.

Ironia: sì, cerco di non perderla in un mondo dove tendiamo a prenderci troppo sul serio. Ovvero: credo si possano dire cose molto serie senza mettere il muso.

Queneau: sì, assieme ad altri come Palazzeschi, ma in una vena più disincantata, a tratti più cinica, pronto a graffiare se occorre.

Giovanni
utente anonimo

#8   24 Luglio 2006 - 19:45
 
Beh, se il sempre gentile Marco ha pensato a me, non posso non intervenire :-) (a proposito Marco, io il primo agosto sono a Macerata!)
Giovanni, che dire, è semplicemente una bella sorpresa ritrovare qui questi tuoi brani, che avevo già avuto il piacere di leggere e di cui abbiamo già parlato. A me sembrano una sorta di poetica "rassegna stampa" in bilico tra realtà e paradosso, in equlibrio nel punto esatto in cui l'ironia scopre brandelli di verità. Un abbraccio, Giovanni, Cristina
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#9   24 Luglio 2006 - 20:27
 
Lo so che sei capace di graffiare, caro Giovanni. Oggi l'ironia ha un limitatissimo uso (c'è addirittura chi pensa faccia male alla salute...).
L'etica del poeta e dei suoi messaggi passa anche attraverso questa energia.
--
Ciao Cristina, bentornata qui. Non sapevo tu fossi buona amica di Giovanni. Siamo (dovremmo) essere tutti un po' amici, in questa polis del verso. No?
Ti abbraccio, Gianfranco
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#10   24 Luglio 2006 - 20:41
 
Non so, io vi trovo un carattere poco italiano. I primi "quadri" avrebbe potuti scriverli qualche autore anglosassone.
Più che altro mi chiedo del passaggio dal verso alla prosa, che tuttavia le cose lette da Massimo potevano anche lasciare intuire per gli scorci ben tratteggiati.
L'effetto stralunato ed elegante ha un suo perché, genera uno stridore singolare.
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#11   24 Luglio 2006 - 21:07
 
Caro Giovanni Tuzet,
di te come persona ricordo con affetto la delicata signorilità di quella volta a Riccione. Qui leggo "Il bene" e mi fa bene. Anche a me capita di guardare dentro gli altri, più probabilmente di cercarci me stesso, tentare una presa che regga... Mi fai bene, Tuzet. Spero di rivederti presto.
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#12   24 Luglio 2006 - 21:31
 
Luigi, un po' di stridore ogni tanto non nuoce, specie se è "sbandamento" contro corrente. Giovanni poi ha radici non italiane, se non vado errato. Dirà meglio lui,(se vuole)

Un saluto a Filippo, il quale conosceva già alcuni testi di Giovanni.
Bene, ci rivediamo domani.
Buona serata a tutti i visitatori e all'ospite.
Gianfry
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#13   24 Luglio 2006 - 21:37
 
Un caro saluto a te, Gianfranco. Beh, è facile essere "amici" quando c'è stima sincera. a presto, Cristina
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#14   24 Luglio 2006 - 21:46
 
sto riflettendo da un po' su certe coordinate della letteratura moderna, cercando un appiglio qualsiasi per cercare, senza aver l'aria di gridare dall'altra parte del fiume, qualcosa di condivisibile, di, per usare un termine che oggi sembra una bestemmia, universale. proprio questi testi di Giovanni, paradossalmente - con tutta la loro leggerezza, anzi, forse precisamente per questo - mi appaiono come un aggancio possibile, una rivoluzione incruenta ma efficace contro tanto autismo contemporaneo. come dire: una risata vi seppellirà.
un abbraccio forte anche al padrone di casa.
fabry
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#15   24 Luglio 2006 - 22:04
 
Un caro saluto a te, Cristina. Gianfranco
--
Fabry, dici bene.
Anche l'ironia e il paradosso -se usati con leggerezza e oculatezza- possono dare quel colpo allo stomaco che la poesia comunque deve dare. Fa parte dell'etica dell'autore. In questi giorni si sparge un sacco d'inchiostro sull'etica, appunto, e sulla funzione che la poesia deve espandere intorno a sé. Speriamo di non confondere etica e morale con chiusura. L'arte è libera per sua definizione.
Grazie a te Fabry per avere contribuito a questo dialogo sulla poesia di Giovanni.
Gianfry
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#16   25 Luglio 2006 - 00:18
 
Ciao Gianfranco. Un saluto anche a Cristina (il primo agosto credo di essere qui, quindi speriamo di vederci.)

Ad essere sincero, queneaue non l'ho trovato molto in Giovanni. Giovanni è ironico, Q. invece grottesco e surreale, più incline al gioco di parole (per quello spesso è quasi intraducibile, come dice chi conosce bene il francese).

Però forse può risponderci lui!

Ciao,
Marco.
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#17   25 Luglio 2006 - 00:20
 
Non Queueaue, ovviamente!

Giovanni...!
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#18   25 Luglio 2006 - 08:32
 
Mi scuso con Tuzet per questa nota di servizio, e con quanti sono intervenuti nei commenti al "mio" post per non poter essere intervenuto prima di ieri. Ringrazio di cuore. E informo che ieri sera, come dicevo, ho risposto a quanti mi chiedevano lumi sulla scelta del titolo etc. Grazie ancora anche a te, Gianfri.
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#19   25 Luglio 2006 - 11:50
 
Buona giornata (per quel che rimane del giorno: un pomeriggio caldo e grigiastro, oggi). Marco, è questione di punti di vista. Io vedo una certa linea di prosa poetica francese: d'accordo, sempre alla lontana e con i dovuti distinguo. Anche qualche poeta di Tel Quel, se non sbaglio, conduceva un registro non poi così impossibilmente lontano da questo tipo di scrittura (di Tuzet).
--
Ciao, Filippo. A tempi nuovi.
Gianfri
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#20   25 Luglio 2006 - 16:03
 
Un caro saluto a tutti!
Liuk
utente anonimo

#21   25 Luglio 2006 - 17:25
 
Cari amici,
vi devo scrivere in fretta ma domani avrò più agio.
Parla Cristina del "punto esatto in cui l'ironia scopre brandelli di verità". Questo mi sembra molto importante: l'ironia al servizio della verità, l'ironia che spinga a riflettere e a scavare le radici dei nostri paradossi. Non voglio giocare al postmoderno, ma indicare dei nodi da sciogliere.
Lo stridore è inteso in questa prospettiva: mettere a nudo le contraddizioni fra il blabla e la condotta, fra il bene predicato e il male razzolato.
Queneau: vero è che in questi brani non appare troppo; appare maggiormente in altri, più surreali. Ma sui giochi di parole devo dire che sì, mi sono limitato: in passato ne facevo un uso abbondante, ora vi resisto per non cedere al gioco postmoderno delle facezie fini a se stesse.
Un abbraccio,
Giovanni

PS: il mio cognome ha origini francesi, ho studiato un po' in Francia, ma i modelli letterari verso cui mi sto muovendo sono anglosassoni
utente anonimo

#22   25 Luglio 2006 - 20:59
 
Bene, Giovanni. I commenti mi sembrano lusinghieri e le tue spiegazioni convincenti. Saluto Liuk e saluto anche te. Vocativo aveva già anticipato la tua attuale preferenza per gli autori anglosassoni.
Ci sentiamo-scriviamo domani
Gianfranco
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#23   25 Luglio 2006 - 22:52
 
vedi che ci avevo preso, Gianfry? :)

comunque a rileggere il mio post, mi sembra un po' polemico e sembra stia facendo una critica.
In realtà non è così. Mi sono piaciuti i quadri di Giovanni (o preferisci "sequenze"?)

Mi dici però dove nasce l'urgenza di queste occasioni da ritratto quotidiano? come si innesta sul tuo scrivere poesia o come si genera da esso? O magari non c'entra niente...
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#24   26 Luglio 2006 - 09:59
 
Non mi sento di fare accostamenti Queneau-Tuzet, in compenso mi son sorbita "Esercizi di stile" in lingua originale ..masochista ;). Un tuffo indietro nel tempo.
Vedi, Gianfry, che servono anche gli spazi -a misura d'uomo- come il tuo? Grazie.
Rina
utente anonimo

#25   26 Luglio 2006 - 11:29
 
Io di Tuzet ricordo con qualcosa che potrei definire spiazzamento alcuni racconti "logici" comparsi su Atelier e su Daemon. Lì in più compariva l'indeterminatezza delle variabili quasi matematiche, ma struttura e modi sono simili a quelli di queste sequenza.

Vincenzo
utente anonimo

#26   26 Luglio 2006 - 11:40
 
Rina, Luigi e Vincenzo hanno lasciato tre bei commenti. Rina, mi fa piacere che la lettura de "La costruzione" serva anche a spaziare avanti e a ri-leggere testi che si consideravano assimilati dal tempo. Voc-Luigi: che tu abbia occhio e orecchio allenati lo vado dicendo due giorni sì e due pure. Vincenzo, è interessante quel che dici: sotterranei flussi logico-geometrico-matematici sembrano davvero caratterizzare l'impalcatura generale (in senso lato) dei testi di Giovanni.
A tutti e tre un abbraccio da Gianfranco
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#27   26 Luglio 2006 - 15:36
 
cari amici,

quelli della città ideale sono in effetti dei quadri. il bene è piuttosto una sequenza. nel bene c'è una scansione temporale che nella città ideale manca: questo è un lavoro sincronico - o forse acronico facendo il verso alle funeste fantasie platoniche.
ma faccio riferimenti a luoghi e tempi definiti, per dare corpo al testo e rovesciare a terra le fandonie platoniche e degli utopisti.
invece i pezzi usciti su atelier e daemon girano intorno ad incognite o variabili (x, y, z... A, B, C...) per esprimere cose più private, anche oniriche.
i meccanismi narrativi sono in effetti molto simili, come vedono bene vincenzo e gianfranco, ma lo scopo è diverso: una prosa pubblica in un caso, privata nell'altro.

sui passaggi fra poesia e prosa: è la materia a dettarmi la scelta. le cose più incandescenti o dolorose finiscono più spesso in poesia; le altre in prosa. dove c'è un ragionamento da sviluppare, è meglio la prosa. dove c'è un'emozione da trasmettere, è meglio la poesia. ma non è una regola ferrea. in ogni caso parto sempre da eventi che mi colpiscono e cerco di capire in quale forma possono essere meglio espressi.

un abbraccio,
giovanni
utente anonimo

#28   26 Luglio 2006 - 16:24
 
Dunque è l'evento a dettarti la forma, Giovanni. Però hai anche fatto in breve un esposto di poetica: la prosa è ragionativa e la poesia è un flash, un incendio.

Magari non sottoscrivi così com'io l'ho scritto, ma qualcosa di veritiero ci sarà :)

voc
utente anonimo

#29   26 Luglio 2006 - 16:44
 
sì. o almeno: la prosa è più ragionativa, la poesia più infiammata.
ci può anche essere prosa combustibile e poesia pensata, ma tendenzialmente è il contrario.

comunque è bello fare degli esperimenti, forzare le categorie: provare a mettere in poesia dei ragionamenti, provare a distendere in prosa delle sensazioni. l'importante è saper valutare gli esperimenti, scartare tutto quanto non funziona e non intestardirsi. un buon metodo scientifico vale anche in letteratura, mutatis mutandis.

giovanni
utente anonimo

#30   26 Luglio 2006 - 19:04
 
Io direi solo in parte, Voc e Giovanni. Nel senso che si leggono poesie (o intenzioni di poesie) che, in virtù della staticità del pensiero e dell'immagine, nulla sembrano possedere del fuoco. Troviamo di tutto nel magazzino letterario, d'accordo. Ma non la metterei sul formulario scientifico di una consuetudine dalla frequenza esatta.
Gianfry.
Vado miei cari: debbo essere a Cevia per le ventuno. C'è da consegnare i premi del concorso di narrativa "Graphie".
A domani.
Gianfry
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#31   26 Luglio 2006 - 20:59
 
Sì, Giovanni. Tuttavia, come dici tu, si possono riformuale gli orientamenti metonimici e metaforici (per stare con Jakobson) e confondere poesia e prosa ;)

ciao Gianfry!
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#32   27 Luglio 2006 - 09:17
 
certo. non intendevo enunciare una dicotomia, ma la mia inclinazione.
giovanni
utente anonimo

#33   27 Luglio 2006 - 10:28
 
Bene, giovani signori: vi immagino al bar, consumare un bell'aperitivo, tra dicotomie e inclinazioni. Io vi auguro una buona giornata e conto di risentirvi più tardi.
Gianfry
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#34   27 Luglio 2006 - 10:44
 
mi trovi d'accordo, Giovanni :)

voc

saluti a gianfry
utente anonimo

#35   27 Luglio 2006 - 22:54
 
Saluto e ringrazio il caro Giovanni. La tua presenza, amico ospite, è stata apprezzata sia da me che dai visitatori. Ti auguro un futuro colmo di bei successi letterari.
Gianfranco
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Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta", Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album italiano", Campanotto editore, Udine, 2002 - "Stato di vigilanza", Piero Manni,Lecce, 2006 -

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