giovedì, 08 giugno 2006

BACHECHE POETI GIOVANI E/O ESORDIENTI N. 16

Ed eccomi giunto a presentare un poeta toscano, il quale, pur già camminando nella sua piena maturità, presenta caratteristiche esistenziali che possono senza problemi avvicinarsi a quelle di un uomo molto più giovane, anagraficamente. Sto parlando del pisano Giacomo Cerrai, un autore schivo e raffinato, il cui segno trova appunto il suo spazio migliore nella complicazione “peterpanesca” di un talento che non vuole invecchiare. Pur nel rigore del pensiero profondo e ricco di atmosfere culturali, Giacomo affronta l’insonnia con la levità di chi ha ancora desiderio di superare le istanze vitali. “Il flusso acquoreo del sogno”, come lui stesso dice, è il manifesto immaginifico nel quale egli definisce l'idea dell'esistenza e del combattimento quotidiano, entro cui i paesaggi e gli uomini vivono in una rarefatta atmosfera.
Cerrai viaggia nella zona franca esistente tra l’anima e il corpo –una sorta di deserto dei tartari- in cui consumare  “il cerchio distante degli uccelli” o “il respiro d’un fianco lancinante”. Una voce sobria, mai fuori dalle righe di un dettato personale.

**


non è che una storia
d'ossessioni, vissuta a strati, come
un perito settore: se dividi
il corpo o l'anima tu trovi
tracce
di qualcosa che nemmeno supponevi,
avanzi maldigeriti di vita,
amorazzi, fantastiche
perdite di tempo.
Affondando la lama scopri
sconfitte e resurrezioni,
più a fondo, dove l'acciaio incontra
l'acciaio del tavolo,
è come uno specchio, dove deforme,
tentando debolmente di chiedere scusa,
trovi finalmente
la tua faccia.

nov. ’99

**

E adesso che invecchio, adoro le spiegazioni semplici.
                                         (A. Giuliani)_ 


/...e d'un freddo senza domestichezza,
settembre è trascorso inutile e improvviso,
come una fila diradata
di cipressi...
Niente è così straniero come
questi campi rattratti
nel grigio o spopolati o il cerchio
distante degli uccelli. Nel cerchio
si scopre l'alba farsi, ove
sui tetti plana la futilità dei sogni,
e vi riflette. Ecco,
di desideri irrisolti s'ammucchia
una coperta ruvida, il respiro
d'un fianco lancinante,
e c'incurva il peso
di qualcosa che non si comprende
appieno, il veleno
d'un complesso orizzonte.
Non siamo padroni di noi stessi:
e s'accartoccia
quella pretesa così moderna e assurda.


Ott.95 - Apr.96

**

così legati alla realtà
che ci circonda, una serie infinita
di urti, collassi, radiazioni,
il cielo bianco di calura
tu che passi nel vano della porta,
lanci uno sguardo dentro
come chi aspetta il tempo,
un'ora in cui tutto diventi semplice
una semplice linea senza rimpianti
un costante presente o un poi
di certe garanzie o sinecure
d'amore eterno in tutte le sue forme
o anche solo una "cosa normale"
per carità che pure andrebbe bene...
insomma che tutto funzioni
come dovrebbe come
il diritto di ognuno
solo quello che abbiamo
così radicati alla vita come attinie
fluttuanti di vivaci colori
nella ininterrotta corrente...

27/06/03


**

MUGELLO

niente è così difficile
come il facile lasciare tutto
abbandonare le castagne alla terra
spezzarsi i ginocchi oltre il torrente
varcare il crinale dei monti
senza nemmeno girarsi
senza pagare il conto
all’osteria, tanto
non ripasserò più da questi luoghi,
e liberato dal bisogno
dalla necessità di amore
dai ritorni e dai sogni
separare le foglie
calpestare la terra e le radici
dissipare le nuvole
e tirare su il fiato su
sulla cima a guardare dov’ero
mentecatto

ott. ’05

**

che consiglio c’è nella notte
che varianze d’intenti
a dissipare i dubbi
trovare forse
l’introvabile
suppurare appunto
la ferita del giorno, quella
verginità
del sogno persa
conoscendo        se
non c’è notte sopita
né consiglio
solo
la luce d’una mattina dopo
i lunghi filari delle cose
disposte così
semplicemente
nitide e ineludibili
come carcasse
bianche
e i fiori che come altri
se ne vanno senza
salutare

set. ‘05

**

anche a notte fonda un ricettacolo
bruno
dove l’assillo del tardi
non funziona e tutto si riporta
al solo flusso acquoreo del sogno...
qui le parole perdono
la loro fatica,
qui mi chiedo perché
mi affacci alla sera
con questa precipitante stanchezza
d’inventari
e la bocca amara degli ambulatori,
di giorni dei defunti,
di madri perenti di morfina
e di molte bugie...
ma qui chino il capo
nell’ombra del corpo
e l’orma del cuscino accoglie,
di riffa o di raffa libero
fatto di pietà
e di qualche modica speranza.

ott. ’05

**

Giacomo Cerrai è nato a S.Giuliano Terme (Pisa) nel 1949. Ha studiato a Pisa, dove abita e lavora, e dove si è laureato in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea con Silvio Guarnieri, con una tesi sulla rivista letteraria fiorentina "Solaria". Ha pubblicato solo una piccola raccolta, "Imperfetta ellisse", prefazione di Cristiana Vettori, negli "Opuscoli di Primarno" della Accademia Casentinese di Lettere, Arti e Scienze. Ha collaborato con un proprio testo bilingue a "Private" n. 18/2000, rivista di fotografia e scrittura, ed è uno degli autori del volume dedicato a Cesare Pavese "AA.VV. - Cesare perduto nella pioggia" a cura di Massimo Canetta, Di Salvo Editore Napoli. E' stato redattore, fino alla chiusura avvenuta alla fine del 2002, della sezione Poesia del sito di letteratura "I Fogli nel Cassetto". Sue poesie sono su Dadamag n.6 (1999). Cura il blog di poesia e altro “Imperfetta Ellisse” (http://ellisse.altervista.org)

___
Filippo Davoli ha reso noto su DAVOLI VOSTRI, qui a lato linkato, il programma relativo all'estate maceratese. Consiglio a tutti i miei visitatori di "fare un salto" in quel bel sito per saperne di più sul cast davvero ragguardevole! Sì, io sono tra i divi. (Perché non si capiva?...).

Gianfranco birbone.

postato da: nestore22 alle ore 21:18 | link | commenti (24)
categorie: poesia

Commenti
#1   08 Giugno 2006 - 21:28
 
Interessanti questi versi....
scappo!
Liuk
utente anonimo

#2   09 Giugno 2006 - 01:32
 
Lavoro pregevole il tuo, Gianfry, paragonabile a quello di Massimo Orgiazzi. Grazie per questa scoperta e confido che Cerrai presto conquisti il posto che merita.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GianRuggeroManzoni

#3   09 Giugno 2006 - 09:20
 
Caro Gianfranco, eccoci qua. Grazie per le tue parole, tanto sensibili quanto aderenti. Il "Peter Pan" mi sta bene, anche se mi sembra si attagli meglio ad altre situazioni della mia storia personale e, quindi, sia più un riflesso nella mia poesia. Più che invecchiare o meno mi interessa capire cosa ci stiamo a fare qui (e questo mi sembra sia la preoccupazione di gran parte della poesia moderna). L'insonnia, che hai giustamente indentificato, ha la valenza metaforica del campo di battaglia; e la zona franca tra anima e corpo, che bene hai colto, credo che sia quel fossato che l'uomo moderno non riesce a colmare...
Ci sentiamo - un abbraccio
Giacomo
utente anonimo

#4   09 Giugno 2006 - 11:10
 
Ora che ho meno fretta!Davvero belli questi versi. Un poeta che non conoscevo, se non di nome. Complimenti a Gianfri per la scelta e mi associo all'augurio di Gian Ruggero!
Bravo Giacomo.
Un caro saluto
Liuk
utente anonimo

#5   09 Giugno 2006 - 11:31
 
Cari amici, ecco il nuovo post. Sono felice che Cerrai sia mio ospite; è un uomo di raro equilibrio e di formale bravura (ma non formale nel senso ambiguo; formale, detto in senso di regolare e ossequiante esercizio ai valori riconosciuti del fare buona poesiA). Sarei contento di raccogliere molti commenti per Giacomo: davvero, una voce, la sua, che reputo debba salire del tutto in superficie.
Caro Ruggero, un abbraccio. Cerrai dovrebbe interessarti, ne sono sicuro. Un saluto a Liuk, meno di corsa del solito: il ché mi fa piacere.
Ciao Giacomo: torna durante la giornata.
Un abbraccio da Gianfri
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nestore22

#6   09 Giugno 2006 - 12:49
 
ad una lettura veloce (chiedo scusa,prometto che dopo mi soffermerò più attentamente) le poesie di giacomo, intense e a bassa voce, mi sembra che, quasi tutte, si impostino come una ricerca, una domanda senza punto interogativo - quasi sottintesa - verso chi..se stesso?la società?un tu generico?
saluto tutti, il caro gianfranco e
il poeta giacomo.
salvatore
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#7   09 Giugno 2006 - 13:56
 
Anch'io vado di fretta, al momento, purtroppo come dicevo stamani a Gianfri il secondo lavoro (quello della pagnotta) sottrae tempo al primo (quello della poesia). Intanto vorrei ringraziare Liuk e Gian Ruggero per le parole di apprezzamento e anche Salvatore (Della Capa?) per le domande che si pone...Aspetto con grande interesse le vostre osservazioni. a presto
Giacomo
utente anonimo

#8   09 Giugno 2006 - 14:30
 
Ciao giacomo..si sono proprio io e ti saluto con piacere. Le domande che mi sono posto ora mi permetto di girarle a te..verso chi rivolgi la domanda che costruiscono le tue poesie?..sempre se sei d'accordo con me che le tue poesie sono come una ricerca, una domanda...
salvatore
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#9   09 Giugno 2006 - 15:53
 
la poesia salva la vita? mi viene da chiedermi questo, leggendo quei versi:

qui le parole perdono
la loro fatica

e leggendo il commento di Giacomo quando scrive di secondo lavoro (pagnotta) e di primo lavoro (poesia).

Dunque Peter Pan è anche una condizione di "mondo della poesia" vs "mondo della realtà/fatica"
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#10   09 Giugno 2006 - 16:01
 
intanto mi ha colpita molto il titolo del blog "imperfetta ellisse" credo che la visione del mondo di giacomo sia tutta qui, in questo titolo. l’ellisse imperfetta che simboleggia la vita imperfetta, il nostro andare imperfetto, l'uomo imperfetto, l'uomo con qualche difetto qui e là, che potrebbe essere perfetto in quanto ellisse ma non lo è, così la vita. per natura perfetta. le poesie di Giacomo sono molto tristi, una tristezza sussurrata, come dev’essere la tristezza, una poesia che lascia in bocca il sapore “amaro degli ambulatori” delle “bugie” della “precipitante stanchezza d’inventari” dell’imperfezione dell’uomo, della sua impermanenza, delle ossessioni, sconfitte e resurrezioni. certo viene spontaneo chiedersi il perché l’ellisse è così imperfetta e come fare per superare l’impasse. non siamo padroni di noi stessi scrive. così non possiamo far niente? siamo condannati a percorrere questa nostra vita difettosa, insomma poesia molto triste, toccante, ma che fa riflettere. versi molto belli come foglie secche che crepitano sotto i piedi. saluti cari a tutti. antonella
utente anonimo

#11   09 Giugno 2006 - 16:12
 
versi che nascono come "dallo stomaco" nel senso buono che intendo io, da quel centro che riesce a evitare le scilla e cariddi del perfezionismo formale, da una parte, e della censura ideologica, dall'altra, col risultato di raggiungere un umanissimo tono di verità, così estraneo a tanta poesia contemporanea.
un saluto a Giacomo e un grande abbraccio al padrone di casa!
fabry
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#12   09 Giugno 2006 - 17:18
 
Beh, Giacomo, mi sembra che i commenti inizino a fluire nel contenitore di questa specie di bel forum. Vocativo, con la sua consueta finezza, avvicina il mondo peterpanesco-poetico a quello dell'"esterno", irto di problemi e difficoltà, e ne definisce la natura in virtù di tale lotta oppositiva. La fanciullezza del poeta non sta nel rifuggire l'ostacolo esistenziale, quanto nel modo leggero e querulo (un querular bello), tipico dell'adolescenza.
...
Sì, Giacomo, il discorso di stamani al telefono ha fatto segnalare alla mia attenzione il tuo felice indice della graduatoria dei lavori: quello della pagnotta e quello della passione (risultato 0-1).
...
Salvatore ti pone una bella domanda. In genere l'autore è sempre impaurito dall'essere posto con le spalle al muro. Attendo anch'io una tua risposta, Giac.
...
Antonella si lancia impetuosa e quasi sempre centra l'argomento. Bello anche il paragone con il titolo della raccolta e del blog di Cerrai. L'imperfezione dell'uomo fa l'uomo un animale più bello. La difettibilità deve prendere sempre più possesso di noi. Se vorremo salvarci dal futuro del mondo e dal mondo del futuro.

...
Fabry mette in risalto la visceralità della poesia di Giacomo. Versi scritti con lo stomaco, è una frase che la dice lunga! Cerrai, caro Fabry, credo stia in buon equilibrio tra i poli del "formale" e i lacci dell'intellettualismo portato all'esasperazione. Vedo la sua nota nostalgica come un'elegia (in certi casi; in certi momenti puntiformi).

Gianfry
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#13   09 Giugno 2006 - 23:09
 
Bè, grazie a tutti, siete molto gentili. Non è sempre facile parlare della propria poesia, forse perchè dare un'interpretazione di sè stessi può essere un esercizio pericoloso o almeno solipsistico. Tuttavia da qualcosa dobbiamo cominciare e comincerei proprio dalle domande, caro Salvatore. Credo che la "domanda" sia uno dei motori principali della poesia, da tempo immemorabile, come per la filosofia, di cui la poesia è, a mio avviso, una sorella di bell'aspetto. Che poi la domanda sia rivolta alla luna o a sè stessi, l'importante è porla, se non altro vuol dire che siamo vivi. La poesia salva la vita? Non lo so, Vocativo, ma so che alla fine della scrittura ho come l'impressione di essermi avvicinato anche se in maniera impercettibile a una qualche chiarezza che assomiglia molto a un sollievo. Poi si ricomincia...Però il mondo della poesia non è un mondo "altro" in cui ogni tanto ci rifugiamo, anzi continuo a pensare che sia una condizione esistenziale dell'uomo, in cui quindi siamo immersi, con tutte le nostre doppiezze e ambivalenze. E non è detto nemmeno, Antonella, che sia triste, almeno non sempre. E' vero che c'è la consapevolezza dell'imperfezione del mondo, ma ci sono anche momenti sereni e fin troppo lirici che qui non sono pubblicati, insieme, non si sfugge, a quel sentimento di impermanenza che Antonella ha colto. C'è anche, spero, uno sforzo di onestà intelettuale in questo "primo lavoro" (il secondo abbiamo detto è quello della pagnotta). Forse Fabry lo ha percepito quando parla di "umanissimo tono di verità", e gliene sono grato davvero. In quanto allo stomaco (la bestia, come lo chiamo in un'altra poesia) a volte va dominato. Gianfri, in quanto a te: mi spieghi meglio la storia dell'intellettualismo? e la nota nostalgica come elegia?
Un abbraccio a tutti e grazie ancora.
Giacomo
utente anonimo

#14   10 Giugno 2006 - 00:42
 
Sì, Giacomo, naturalmente la poesia non è fuori del mondo, anzi è nel cuore, un attraversamento, il suo unico attraversamento. Ho sempre pensato alla poesia come alla "colpa", al "peccato originale" commesso e insieme, nello stesso tempo, il miracolo del risanamento.
E' una modalità di esistere.
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#15   10 Giugno 2006 - 02:20
 
Fantastica giacomo latua idea della poesia come qualcosa di strettamente legato alla vita e che ne crea ambivalenze e doppiezze..penso spesso alla scrittura come un atto che crea un doppio, al poeta come uno (una sorta di) schizofrenico..in bene o in male o forse in entrambe le cose.
saluto tutti
salvatore
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#16   10 Giugno 2006 - 09:13
 
certo che la poesia salva vita.
gianfranco complimenti per avere parlato di giacomo, il tuo lavoro è ottimo: come chi scava la pietra per trovare le gemme preziose (e non per forza "quelle in superficie", che a volte sono bruttine)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente matteofantuzzi

#17   10 Giugno 2006 - 11:44
 
A parte qualche sfumatura, mi sembra difficile non essere d'accordo con tutti quelli che sono intervenuti. Credo che dipenda dalla natura stessa della poesia, così presente e così sfuggente, nel senso che è molte cose e il contrario di molte cose, l'unità e la doppiezza, la realtà e il sogno (però mi piace la ferma decisione di Matteo Fantuzzi, che fa bene al cuore). Il fatto è che ci si interroga su qualcosa che è vecchio quanto l'uomo e quindi connaturato a lui o, come dice Vocativo, una modalità di esistere. Qualche anno fa citavo in un articoletto un anonimo egizio che forse 15 secoli prima di Cristo parlava in versi del suo amore usando una serie di similitudini, cioè uno degli attrezzi fondamentali della poesia. Una cosa che fa pensare...
Un saluto a tutti
Giacomo
utente anonimo

#18   11 Giugno 2006 - 15:48
 
"Torna il sospetto di una poesia che non sia fatta né da uno solo né da tutti, né per uno solo né per tutti, che non vada verso nessun luogo e che non venga da nessun luogo perché essa è IL LUOGO, la condizione, l'inizio".

Ho ripreso questo passo di Zanzotto, che avevo postato in un commento più vasto all'intervento di Chiara De Luca sul blog di Fabrizio Centofanti. Potrebbe essere utile alla discussione anche su quanto scrive Giacomo.

buona domenica
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#19   11 Giugno 2006 - 15:55
 
beh in effetti sono ancora vivi e ben funzionanti campi semantici e metaforici che venivano usati già da Saffo e dai poeti greci e latini. E in alcuni casi le nostre immagini e le nostre figure sono ancora sullo stampo i quelle. Però in molti altri casi ci troviamo di fronte a metafore e accostamenti verbali e d'immagini che avvertiamo come trite, stantie, ammuffite e non ci piacciono perchè usate, riusate, troppo troppo "tradizionali"..non saprei quindi..credo che se in generale i grandi sentimenti dell'uomo (amore, odio, rabbia, etc etc..) possano essere rimasti bene o male gli stessi, mi sembra che molto altro sia cambiato, anche nella poesia e nella sua arditezza..
salvatore
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#20   11 Giugno 2006 - 18:27
 
Scusate la prolungata assenza da questo forum: problemi che spero si risolveranno, cose personali.
Giacomo, visto quanti bei commenti?
Di qualità, senza dubbio. Rispondo a Matteo, dicendo che la ricerca della poesia non va fatta soltanto all'interno di noi stessi, del nostro Ego. Va trovata, e tu lo sai dal momento che organizzi eventi poetici, negli altri, nelle istanze di chi vuole esprimersi con un simile codice.
--Voc. è molto suggestiva l'affermazione di Zanzotto: più che altro, è vera. Sacrosanta. La poesia è proprio il Luogo, la condizione e l'inizio.
--
Salvatore, hai ragione ad apprezzare il primo commento di Giacomo. Intuisco, del nostro gradito ospite, un uso quasi delicato del mezzo poetico. Aristocratico e timido (timidezza come rispetto). E dici bene quando affermi che i temi e lo scarto linguistico sono poco cambiati, dall'antichità ad oggi. Varia il mondo, il pensiero filosofico si avvicina sempre di più a quello scientifico, e le stesse metafore di un tempo sono rivestite di temperie nuove.

Vs. Gianfry
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#21   12 Giugno 2006 - 09:49
 
Cari amici, il richiamo all'antico non era tanto in termini stilistici, in senso classicistico, ma piuttosto come memento della poesia come "luogo" dell'umanità fin dal suo esordio sulla scena del mondo, sono d'accordo con Vocativo (e con Zanzotto). Va da sè che le cose cambiano, stilisticamente, tecnicamente e come sensibilità. Oggi, anche in poesia, ci sono strumenti nuovi, anche se personalmente rimango un tradizionalista moderatamente sperimentatore. Del resto, come diceva Auden (che però non amo particolarmente) il poeta a differenza di Dio crea dall'esperienza. Può succedere che le esperienze si somiglino, l'importante è evitare come la peste il manierismo (in musica con sette note si possono fare un sacco di cose, figuriamoci con le parole, vecchie e nuove)...
Un abbraccio a tutti
Giacomo
utente anonimo

#22   12 Giugno 2006 - 11:12
 
Grazie, Giacomo, per i tuoi commenti sempre così puntuali ed equilibrati. Poesia che trae linfa dall'esperienza è frase che ti rubo integralmente e con entusiasmo. Dio certamente non crea dall'esperienza, crea dal nulla. Caro amico, oggi cambierò post per le ragioni logistiche del calendario. E' per me anche motivo, oltre che di soddisfazione per averti avuto qui, anche di sottile dispiacere. Rappresenti, tu come Gabriel e altri, la mia indimenticata Toscana. Dio te ne renda merito.
Gianfranco
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#23   25 Maggio 2007 - 16:17
 
ANTOLOGIABLOG: BIO-BIBLIOGRAFIE

[..] Come preannunciato inserisco al termine dell'Antologianlog alcune note bio-bibliografiche sugli autori. Le note sono frutto di ricerca nella rete. Enrico Cerquiglini Alessandro Ansuini Romano, classe 1974 vive e lavora a Bazzano. Ideatore della ed [..]
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#24   02 Gennaio 2009 - 12:41
 
Per il 2008: testi di Giacomo Cerrai

[..] Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 st1:*{behavior:url(#ieooui) } /* Style Definitions */ table.MsoNormalTable {mso-style-name:"Tabella normale"; mso-tstyle-rowband-size:0; mso-tstyle-colband-size:0; mso- [..]
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Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta", Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album italiano", Campanotto editore, Udine, 2002 - "Stato di vigilanza", Piero Manni,Lecce, 2006 -

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