Ed eccomi giunto a presentare un poeta toscano, il quale, pur già camminando nella sua piena maturità, presenta caratteristiche esistenziali che possono senza problemi avvicinarsi a quelle di un uomo molto più giovane, anagraficamente. Sto parlando del pisano Giacomo Cerrai, un autore schivo e raffinato, il cui segno trova appunto il suo spazio migliore nella complicazione “peterpanesca” di un talento che non vuole invecchiare. Pur nel rigore del pensiero profondo e ricco di atmosfere culturali, Giacomo affronta l’insonnia con la levità di chi ha ancora desiderio di superare le istanze vitali. “Il flusso acquoreo del sogno”, come lui stesso dice, è il manifesto immaginifico nel quale egli definisce l'idea dell'esistenza e del combattimento quotidiano, entro cui i paesaggi e gli uomini vivono in una rarefatta atmosfera.
Cerrai viaggia nella zona franca esistente tra l’anima e il corpo –una sorta di deserto dei tartari- in cui consumare “il cerchio distante degli uccelli” o “il respiro d’un fianco lancinante”. Una voce sobria, mai fuori dalle righe di un dettato personale.
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non è che una storia
d'ossessioni, vissuta a strati, come
un perito settore: se dividi
il corpo o l'anima tu trovi
tracce
di qualcosa che nemmeno supponevi,
avanzi maldigeriti di vita,
amorazzi, fantastiche
perdite di tempo.
Affondando la lama scopri
sconfitte e resurrezioni,
più a fondo, dove l'acciaio incontra
l'acciaio del tavolo,
è come uno specchio, dove deforme,
tentando debolmente di chiedere scusa,
trovi finalmente
la tua faccia.
nov. ’99
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E adesso che invecchio, adoro le spiegazioni semplici.
(A. Giuliani)_
/...e d'un freddo senza domestichezza,
settembre è trascorso inutile e improvviso,
come una fila diradata
di cipressi...
Niente è così straniero come
questi campi rattratti
nel grigio o spopolati o il cerchio
distante degli uccelli. Nel cerchio
si scopre l'alba farsi, ove
sui tetti plana la futilità dei sogni,
e vi riflette. Ecco,
di desideri irrisolti s'ammucchia
una coperta ruvida, il respiro
d'un fianco lancinante,
e c'incurva il peso
di qualcosa che non si comprende
appieno, il veleno
d'un complesso orizzonte.
Non siamo padroni di noi stessi:
e s'accartoccia
quella pretesa così moderna e assurda.
Ott.95 - Apr.96
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così legati alla realtà
che ci circonda, una serie infinita
di urti, collassi, radiazioni,
il cielo bianco di calura
tu che passi nel vano della porta,
lanci uno sguardo dentro
come chi aspetta il tempo,
un'ora in cui tutto diventi semplice
una semplice linea senza rimpianti
un costante presente o un poi
di certe garanzie o sinecure
d'amore eterno in tutte le sue forme
o anche solo una "cosa normale"
per carità che pure andrebbe bene...
insomma che tutto funzioni
come dovrebbe come
il diritto di ognuno
solo quello che abbiamo
così radicati alla vita come attinie
fluttuanti di vivaci colori
nella ininterrotta corrente...
27/06/03
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MUGELLO
niente è così difficile
come il facile lasciare tutto
abbandonare le castagne alla terra
spezzarsi i ginocchi oltre il torrente
varcare il crinale dei monti
senza nemmeno girarsi
senza pagare il conto
all’osteria, tanto
non ripasserò più da questi luoghi,
e liberato dal bisogno
dalla necessità di amore
dai ritorni e dai sogni
separare le foglie
calpestare la terra e le radici
dissipare le nuvole
e tirare su il fiato su
sulla cima a guardare dov’ero
mentecatto
ott. ’05
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che consiglio c’è nella notte
che varianze d’intenti
a dissipare i dubbi
trovare forse
l’introvabile
suppurare appunto
la ferita del giorno, quella
verginità
del sogno persa
conoscendo se
non c’è notte sopita
né consiglio
solo
la luce d’una mattina dopo
i lunghi filari delle cose
disposte così
semplicemente
nitide e ineludibili
come carcasse
bianche
e i fiori che come altri
se ne vanno senza
salutare
set. ‘05
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anche a notte fonda un ricettacolo
bruno
dove l’assillo del tardi
non funziona e tutto si riporta
al solo flusso acquoreo del sogno...
qui le parole perdono
la loro fatica,
qui mi chiedo perché
mi affacci alla sera
con questa precipitante stanchezza
d’inventari
e la bocca amara degli ambulatori,
di giorni dei defunti,
di madri perenti di morfina
e di molte bugie...
ma qui chino il capo
nell’ombra del corpo
e l’orma del cuscino accoglie,
di riffa o di raffa libero
fatto di pietà
e di qualche modica speranza.
ott. ’05
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Giacomo Cerrai è nato a S.Giuliano Terme (Pisa) nel 1949. Ha studiato a Pisa, dove abita e lavora, e dove si è laureato in Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea con Silvio Guarnieri, con una tesi sulla rivista letteraria fiorentina "Solaria". Ha pubblicato solo una piccola raccolta, "Imperfetta ellisse", prefazione di Cristiana Vettori, negli "Opuscoli di Primarno" della Accademia Casentinese di Lettere, Arti e Scienze. Ha collaborato con un proprio testo bilingue a "Private" n. 18/2000, rivista di fotografia e scrittura, ed è uno degli autori del volume dedicato a Cesare Pavese "AA.VV. - Cesare perduto nella pioggia" a cura di Massimo Canetta, Di Salvo Editore Napoli. E' stato redattore, fino alla chiusura avvenuta alla fine del 2002, della sezione Poesia del sito di letteratura "I Fogli nel Cassetto". Sue poesie sono su Dadamag n.6 (1999). Cura il blog di poesia e altro “Imperfetta Ellisse” (http://ellisse.altervista.org)
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Filippo Davoli ha reso noto su DAVOLI VOSTRI, qui a lato linkato, il programma relativo all'estate maceratese. Consiglio a tutti i miei visitatori di "fare un salto" in quel bel sito per saperne di più sul cast davvero ragguardevole! Sì, io sono tra i divi. (Perché non si capiva?...).
Gianfranco birbone.
