martedì, 18 aprile 2006

BACHECA GIOVANI E/O ESORDIENTI N.10

Diverse sono le categorie dei poeti contemporanei (sì, lo so: è sempre stato così, in poesia, ma oggi pare che le bandiere siano molteplici come quelle dei partiti in politica). Si può leggere quindi il poeta intimista, che rimanda le proprie riflessioni all’oggettiva condizione dell’uomo: si possono gustare i lampi visionari e quelli onirici degli autori che debbono sbrigliare tonnellate di colore e di magma fantastico: ce n’è per tutti i gusti, nella poesia che si produce al presente. Dai baci sui viali corazziniani, all’estetica madida e nuvolosa dei nostri suburbi, fino alla coloristica dei mari e dei tramonti (che vanno ancora di moda). Insomma, pare d’essere all’emporio dello Spendibene universale. C’è infine, e qui volevo arrivare, anche la poesia filosofica e quella razionale –matematica- che va talmente avanti, nell’osare, da correre il rischio di non apparire neppure poesia. Calma, mi dico, tra me e me: la poesia è ovunque: sia nella tenacia del filo d’erba -che spacca il cemento su cui riesce a crescere- sia nello spigolo, livido a azzurrino, di un profilato di acciaio: l’importante è saperla cogliere, avvertirla. Giuseppe Cornacchia appartiene a quest’ultima affascinante categoria di produttori di segno. Basta leggere i testi che qui sotto pubblicherò fra pochi istanti per comprendere come i versi del nostro amico siano depositari di felicissime fusioni tra il pensiero assertivo e l’ironia, che non manca di arricchire il tutto (leggasi, a tal proposito, la raccolta inedita, intitolata “Ottonale”). La dinamica di questo particolare ed efficace autore si avvale di tutte le procedure logiche: dai processi induttivi a quelli deduttivi, attuati entrambi con lo scopo di condurre il lettore in un mondo dove la matematica è, sì, sempre irrevocabile nelle proprie conclusioni, ma di una irrevocabilità che viene annunciata con il corrusco e tagliente colpo di sciabola. Il che non è poco. A voi, amici, trarre impressioni e valutazioni. L’ospite sarà felice di riceverle; il padrone di casa, anche. 

**


Idolatrare la manifestazione del pensiero 
per vederci appigli di conoscenza o verità 
non mi convince. Tutto questo spolvero 
d'analisi in cicli chiusi e aperti affastellandosi 
sull'opinione fa torto del vero problema 
che è: a chi giova? A chi deve giovare? 
Perché, ecco, se si dovesse ammettere 
che può tranquillamente non interessare, 
la partita è chiusa, torniamo al cuore/amore 
ed avremo più pubblico. 
Io penso: uno dei segreti è non rinchiudersi 
in qualche idea fondante; 
io credo sia nostro dovere rischiare ogni volta 
si possa trovare un contatto; 
ed un contatto è possibile sempre, 
s'accetti una dialettica comunque posta. 
Ma senza virtù d'astrazione saremmo parziali 
schiavi di tecniche compositive e procedure 
che portano a dettati privi di spessore. 

**

Se più modelli ammettono un fenomeno
non sono indipendenti, dunque ragioniamo
andando al nocciolo. Ma il fenomeno?
Allora ragioniamo sul fenomeno
a prescindere dal nocciolo.
Ragionare sul fenomeno che abbiamo
centra il nocciolo? Potremmo non servircene,
non accorgercene.
Dato il nocciolo, quanto è semplice
lo studio di un fenomeno?
Il mio fenomeno??
Sul fenomeno invento un nocciolo locale.
Dato un nocciolo, ricavo i suoi fenomeni;
dato un nocciolo, adatto un mio fenomeno.
Ragiono sul fenomeno e il mio fenomeno:
sono uguali? Ragionevolmente uguali?
Ragiono sul fenomeno in via del nocciolo.

**

Penso al nocciolo. Penso, penso, penso
partendo dal fenomeno.
Penso al nocciolo. Penso al nocciolo.
Penso al nocciolo partendo dal fenomeno
o invento un nocciolo che regga il mio fenomeno?
Un nocciolo, fenomeni;
un fenomeno, il mio nocciolo locale;
più fenomeni, più noccioli locali.
Dai noccioli locali il solo nocciolo, se c'è.
Dal nocciolo fenomeni,
il mio fenomeno. E il fenomeno?
Un fenomeno è il mio fenomeno
ma il fenomeno è un fenomeno?
Dal mio nocciolo locale il solo nocciolo:
ho inventato un nocciolo locale
cercando di scoprire il solo nocciolo.
Cercando di scoprire il solo nocciolo
ho inventato un nocciolo locale
che regge il mio fenomeno.
Adottando con giustezza un fenomeno reale
ho fatto una scoperta.
Studiare serve.
Sapere di fenomeni serve ad inventare
scoprendo in via indiretta.

**

manufatti   servizi   poi finanza
questo sistema è fuori controllo.
Chi premerà il grilletto? Il debito.
Creare denaro, offrire credito
vendendo il rischio in derivati
ad altri: assicurazioni, banche
fondi, speculatori. Ho bisogno
di più denaro e bassi tassi
o la festa finisce: tassi bassi
perché tu possa spendere
sebbene i prezzi salgano.
Chi dirà basta? Accadrà,
e dopo il K2, l’Everest.
Ti pago perché tu prenda denaro
che quelli aspetteranno
invano   invano   finché stanchi
lo reclameranno e   reflazione
svaluterò il debito
mandando in fumo le montagne.

Giuseppe Cornacchia, 1973, lavora in proprio e in ambiti di ricerca, mantenendo Foggia quale città-base e www.evaquo.com online. Variamente impegnato e segnalato su carta e su web, co-gestisce dal 2002 il portalino nabanassar, di cui è fondatore e webmaster. Riconosce in forma definitiva due saggetti critico-teorici ("Di cosa siamo poeti?", dic 2001; "Mi costruisco un sistema di pensiero (e una poetica)", mar 2005), una raccolta organica di poesie ("Ottonale", nov 2004), una commedia brillante ("Cinquanta e Cinquanta", mag 2004). Abbandonato l'italiano, scrive in inglese e cura a tempo pieno, da marzo 2006, la relativa versione di nabanassar.

 

postato da: nestore22 alle ore 22:07 | link | commenti (43)
categorie: poesia

Commenti
#1   19 Aprile 2006 - 08:08
 
io partirei subito con una domanda a Beppe (che finalmente "vedo"): la prima poesia è differente dalle altre, soprattutto perchè non ha la necessità dell'a-capo. Mi piacerebbe sapere perchè hai scelto di scriverela in versi.

gugl
utente anonimo

#2   19 Aprile 2006 - 08:47
 
Poesia filosofica. Concordo con Gugl: come mai questa 'variatio'? Cmq mi piace in particolare la prima poesia, forse perchè la sento più vicina al mio essere e alla mia sensibilità? Buoni spunti...Buon lavoro Giuseppe e a presto.
Un caro saluto
Liuk
utente anonimo

#3   19 Aprile 2006 - 10:07
 
In effetti le ragioni compositive del primo componimento sono di tipo argomentativo-saggistico. Alla fine è quello che preferisco, anche perché gli altri sinceramente non mi piacciono, e la domanda di gugl è fondata. Nel senso che, se colgo bene ciò che voleva dire il buon stefano, è utile comprendere, conoscere, quello che muove la scrittura di un 'collega' (passatemi l'esrpessione). Non solo per capirlo e magari apprezzarlo, ma anche per 'rubare' qualcosa da lui.
Cornacchia, in vari interventi, mi ha sempre colpito (al di là della condivisione o meno delle sue opinioni) per la lucidità e la perentorietà di certe sue affermazioni. La prima poesia assomiglia molto all'idea che mi sono fatto di lui, se così si può dire.
Gabriel
utente anonimo

#4   19 Aprile 2006 - 11:26
 
Bene, ecco tre amici poeti attrezzati che sembrano convergere, con le loro curiosità, verso una stessa domanda al nostro Giuseppe. Oggi pomeriggio non ci sarò e toccherà a voi intrattenere l'ospite: badate di trattarmelo bene, con i dettami della buona ospitalità. Scherzo!! I miei commentatori sono divini, e preparati ad ogni sferzata dialettica che faccia bene a chi la riceve. Mi piacete, con le vostre domande avvertite. Onorate così anche chi ha accettato di mostrar le sue poesie qui.
Ci risentaiamo stasera sul tardi. Passo a te il salotto, mio caro Giuseppe.
Ah, dimenticavo: l'ospite sarà a disposizione del pubblico nelle ore pomeridiane.
Gianfri per tutti.
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#5   19 Aprile 2006 - 13:58
 
Eccomi, un saluto a tutti! Ringrazio Gianfranco per l'ospitalità e la pazienza nei riguardi del mio modo di scrivere, quindi Gugl (che fotaccia, vero??), Liuk e Gabriel per i commenti.

Il primo testo ha sicuramente un che di didascalico e risente di forti letture latine e anglofone (direi Lucrezio e Milton); mi pare che il continuo uso di enjambement giustifichi la scrittura in versi, accentuando il tono ragionativo-deduttivo. Per gli altri (il secondo e il terzo sono un unico: la separazione è formale, un rigo di spaziatura nella foga del ragionamento), la mia formazione è tecnico-scientifica, per cui uno degli obiettivi in poesia è senz'altro cercare di farci entrare maniere e stilemi di questa forma mentis quantitativa. Non nascondo la ricerca voluta di "assertività": mi pare giusto arrivare fin dove possibile, nei miei campi, anche a rischio di didascalia o di non-poesia. Il mio obiettivo è fare, non affascinare o cantare; spero in fondo di essere utile ai discorsi letterari, più che ammirato o amato come poeta.

La raccolta "Ottonale" è abbastanza varia e costituisce un macrotesto costruito prendendo la miglior poesia (o quella fondante, così come emerge a distanza di tempo) di ogni sillogetta che man mano ho scritto dal 1997 al 2004. I riscontri mi definiscono uno sperimentale in cerca di punte e cunei, con padronanza del mezzo e resa freddo-distaccata. Che ne pensate?



A dopo e ancora grazie per l'interesse! --- GiusCo ---
utente anonimo

#6   19 Aprile 2006 - 14:05
 
Il dittico sul nòcciolo è vera speculazione ironica! magari poteva citare anche la canzone che cantava coso, quello dell'isola dei famosi (come cacchio si chiama?), insomma, la canzone era Il nocciòlo :)

comunque, sottoscriverei quaanto ha scritto Gabriel (Del Sarto?) a proposito della lucidità negli interventi di Cornacchia che si specchia nel primo componimento.

La prima, in effetti, è a dir poco logica ed argomentativa!

voc
utente anonimo

#7   19 Aprile 2006 - 14:07
 
ops non avevo letto l'intervento dell'autore...

voc
utente anonimo

#8   19 Aprile 2006 - 14:22
 
Grazie anche a te, voc, in effetti la poesia sul nòcciolo aveva quale titolo "Metodo" e mi sono davvero divertito a scriverla; è tuttoggi una delle mie preferite. Ciao. --- GiusCo ---
utente anonimo

#9   19 Aprile 2006 - 16:10
 
la poesia che non canta è un'idea di poesia mimetico-critica al presente: lo ripete e le mette in stallo, nel contempo. E' una scelta che ha a che fare con la passione della verità applicata alle strutture della logica e della storicità. ciò che perde è la capacità di oscillazione, di riverbero, di polisemia, di toccare profondamente l'immaginario e il simbolico. e' una scelta che costa cara. e Beppe, lo sa.

gugl
utente anonimo

#10   19 Aprile 2006 - 17:08
 
Riprendo uno degli esercizi modificativi di poesie altrui, come mi piaceva farne tempo fa e altrove già apparso, presentando la versione originale di uno stralcio di V.Magrelli, da Nature e Venature:

La cucina è gremita di oggetti
e veramente può sembrare un bosco.
Ogni pianta è al suo posto
sorge là dove è messa
con pazienza infinita riposa.
Pensate alle cose
alla flora
metallica delle posate.


...e la versione "metallizzata", mia, come suona meglio nella mia testa:

In cucina s'addensano oggetti
che realmente appaiono bosco.
Ogni pianta è ferma al suo posto.
Là sorge, dove è messa
con pazienza infinita riposa.


Ecco, per dire che nel mio modo di scrivere non so quanto si perdano le qualità proprie di un testo poetico e quanto, almeno nelle intenzioni, esse si conservino per traslare da un campo semantico tradizionalmente letterario ad uno più propriamente scientifico. Qui sta il mio lavorio di attenzione alla forma; insomma: non cantare, ma vibrare. :-) --- GiusCo ---
utente anonimo

#11   19 Aprile 2006 - 17:11
 
ops, gli ultimi tre versi dello stralcio rimangono invariati, identici alla versione originale di V.M. ---GiusCo---
utente anonimo

#12   19 Aprile 2006 - 17:40
 
infatti la poesia di magrelli vibra in entrambe le versioni, con piccole variazioni. è normale che ciascuna testa entri in consonanza con onde differenti.

la tua prima poesia, invece, è altra cosa: è discorso portato avanti all'80% dalla logica, al 5% dalla verve polemica, al 5% dal parallelismo (io penso...io credo), al 5% dallo spostamento (primo periodo) e al 5% dall'enjambement

gugl
utente anonimo

#13   19 Aprile 2006 - 18:07
 
Rimasto in ufficio, a dispetto dei progetti mattutini. Domani non ci sarò per tuttol il giorno. Ciao Giuseppe. Ci chiedi di comprovare, o meno, il giudizio generale che fino ad oggi hai ricevuto sui tuoi testi. Come meglio dici, poco più sopra, nel commento che conclude così: "...se mi trovate sperimentale in cerca di punte e cunei, con padronanza del mezzo e resa freddo/distaccata...". A mio parere lo sperimentalismo c'entra, nel tuo modo di scrivere. Centra un bel po', ma non è falso, non artefatto. Sembri plasmare l'effetto del verso con precise prese di posizione: in tal senso ti senti poco "vivere" dalla scrittura, essendo vero il contrario; il fatto che tu la scrittura la sorvegli, avvertitissimo nel darle in nutrimento il "pensiero" che vuoi. Le rocambolesche deduzioni (e proprio perché tali, affascinanti) non si possono non pensare che a monte. Credo. Suppongo. Poi, però, c'è il rasoio ironico che, più o meno in modo palese, dà qualche inciso, qualche ferita sanguinolenta di non poco conto, riuscendo in definitiva a far "sentire" il testo "chiuso" anche al lettore poco votato alla concatenazione logica. Questa tua valenza, dal mio punto di vista, dipende dal fatto che tu fai assurgere la razionalità a "oggetto estetico", suscettibile di essere ammirato fine a se stesso, mediante il gradiente della propria bellezza. E' per una siffatta ragione che riesco a trovare i testi tuoi delle vere poesie a tutto tondo.
Il lettore non capta il ragionamento, ma gode dell'estetica dell'induzione.
Ho molto incasinato, scusami Giusco.
Gianfranco
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#14   19 Aprile 2006 - 19:26
 
Grazie delle belle parole Gianfranco, non hai affatto incasinato: il tentativo "strategico" è grossomodo quello che indichi tu. Ci sta che non sempre gli esiti risultino soddisfacenti anche se, naturalmente, rimarrò a difenderli: ci credo e resto convinto della proponibilità/necessità del tentativo. Magari, come suggeritomi anche altrove, approfondirò l'aspetto dell'analisi testuale come ulteriore pezza d'appoggio.

Bene, vado anch'io per oggi. Ringrazio gli intervenuti e spero di poter continuare, se nuovi spunti sortiranno. Grazie a tutti. A presto. --- GiusCo ---
utente anonimo

#15   19 Aprile 2006 - 20:25
 
Se la freddezza (supposta) serve a descrivere il banale, normale accadere delle vite occidentali, metallizzate, è un tentativo che merita
Gabriel (Del Sarto)
utente anonimo

#16   19 Aprile 2006 - 20:27
 
io vorrei fare una distinzione (solo accennata per ovvi motivi) tra ragionare e pensare: il primo si sviluppa sulla concatenazione logica e porta a compimento la premessa; il secondo tocca il confine del corpo che pensa e lo fa vacillare.
Credo che Giuseppe compia la prima operazione.

gugl
utente anonimo

#17   19 Aprile 2006 - 20:44
 
Il tentativo, secondo me, merita, Gabriel. Ma non è facile il lavorìo; non è neppure intriso di beltà estetica in senso stretto, ma strizza all'occhio e partorisce un altro tipo di bellezza -altrettanto degna di estetica-. Quando Giuseppe ragiona, nei suoi testi, attua, se non sbaglio, una sorta di ripetitività di termini che il processo deduttivo impone, creando in tal modo una sorta di litania, di cantilena positiva, che, qualcuno potrà anche avvicinare al timbro di una preghiera, oppure a quello di un canto popolare. Resta una mia personale impressione, chiaro. Ciao Gabriel. Grazie per le tue graditissime visite. Gianfri.

----

Beh, Voc, è anche quello che volevo dire nel commento lungo, fatto pochi minuti or sono. Non so se sono riuscito a fare emergere l'impressione. Comunque è suggestiva la tua demarcazione dei due processi: quello che dà origine alla ragione e quello che fa nascere il pensiero. Gianfri
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#18   19 Aprile 2006 - 20:46
 
Scusate, ma il "taglia e cuci" di quando si scrive in fretta e direttamente al PC fa scaturire maldestre virgolette fuori dalla loro cuccia.
Gianfri
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#19   19 Aprile 2006 - 21:06
 
Il mio "Beh, Voc." voleva essere "Beh, Gugl.". Che ne dite della sera e dei relativi rincoglionimenti? Sono fascinosi?
Mah!
Gianfri
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#20   20 Aprile 2006 - 07:05
 
beh, anch'io talvolta ti chiamo Fabry...
siamo pari:-)
gugl
utente anonimo

#21   20 Aprile 2006 - 09:13
 
gugl, per un attimo ho creduto che con le percentuali avessi intenzione di andare ben oltre il 100! ;)
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#22   20 Aprile 2006 - 11:33
 
Gabriel, mandami qualche testo, se ti va: cornacchia@nabanassar.com. Le percentuali del Gugl sulla prima poesia sono abbastanza corrette, darei però qualche punto anche alla resa testuale (allitterazioni, false rime, richiami interni... insomma la litania che cita Gianfranco) e al tema dell'io-auctor che riflette sulla propria funzione. Nei miei ambienti naturali è logico ciò che si vede e si replica; finché non si vede, non esiste... uno statement è dunque un punto d'arrivo, il risultato di un moto. Ci sta, naturalmente, che un punto d'arrivo per qualcuno sia una banalità per altri, ma il congegno rimane, sta lì ed è replicabile, ripetendo il suo movimento-carisma (come lo coglie Gianfranco, in senso estetico) ogni volta. Questo mi pare un discorso importante, un contributo di chiarezza che spesso viene inteso come sperimentalità, freddezza o adombramento dell'io. Non sono certamente una macchina di Turing poetica (alla quale si può avvicinare Broggi, ad esempio, con i suoi esercizi che ho letto su Liberinversi qualche tempo fa), né mi interessa il discorso sulle installazioni-oggetti letterari, né la commistione oralità-scrittura. Mi piacerebbe invece far passare la sottile euforia di un cervello che muove, spinge, lavora, invitando il lettore a fare altrettanto. ---GiusCo---
utente anonimo

#23   20 Aprile 2006 - 13:31
 
Domanda-curiosità per Giuseppe. Hai letto il Pagliarani di "lezione di fisica" e la "ballata di rudi" ? Insomma mi piacerebbe sapere se sei stato influenzato dal pagliarani "scientifico".

Saluti a gianfranco e agli altri


Adriano Padua
utente anonimo

#24   20 Aprile 2006 - 15:49
 
Ciao Adriano, ottimo spunto, grazie. "Lezioni di fisica" è un libro che ho scoperto per bene solo nel recentissimo "Tutte le poesie" di Garzanti, curato da Cortellessa; devo dunque ancora assimilarlo. Mi pare comunque che mi si possa considerare estensore/replicatore di alcuni suoi modi (la ripresa di registri non convenzionali e scientifici, la teatralità di alcune situazioni, la resa sonora). "Ottonale" evidenzia forse un soggetto poetante più naive e autocentrato, ancora sorgivo. Ciao. ---GiusCo---
utente anonimo

#25   20 Aprile 2006 - 19:51
 
si discuteva con Christian Sinicco di una poesia contemporanea su cui non si azzarda un giudizio critico, e quindi morta. perché dove non c'è critica non c'è vita. certo, questa di Giuseppe è una poesia difficile, che rischia continuamente di negarsi e contraddirsi nel cuore del suo stesso statuto. ma proprio per questo, come accenna anche lui più sopra, mette in movimento quello di cui oggi abbiamo bisogno: un moto critico, che scuota e provochi la vita, dove c'è sempre un pericolo di ristagno.
approfitto per dare un forte abbraccio a Gianfri e a tutti voi.
fabry
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#26   20 Aprile 2006 - 23:46
 
Ciao Fabry, mi spiace sembrare difficile. Sono sicuro del fatto che, scegliendo tre altre poesie (ne metto una qui sotto), avremmo fatto tutti discorsi abbastanza differenti. Grazie delle belle parole. ---GiusCo---

Le ossa a me che chiedo polpa
A me che vedo melograno
A me che porto lingua al fico
E mi lavo nel babà. Ho sapor
D’ananasso appena colto
Steso alle lenzuola sotto al sole,
Dell’iris ho il tramorto.
utente anonimo

#27   21 Aprile 2006 - 00:50
 
hai ragione, Giuseppe, questi versi aprono orizzonti diversi...
io però intendevo *difficile* in senso positivo.
grazie per la tua disponibilità, che ti fa onore. (i poeti a volte se la tirano:-)
un caro saluto
fabry
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#28   21 Aprile 2006 - 02:44
 
Giusto omaggio al Cornacchia. Poesia che condivido.
utente anonimo

#29   21 Aprile 2006 - 02:45
 
Quello sopra ero io: Gian Ruggero Manzoni
utente anonimo

#30   21 Aprile 2006 - 11:24
 
Dell'iris ho il tramorto

è un settenario impazzito! di un lucore trattenuto ed adombrato.

straordinario

voc
utente anonimo

#31   21 Aprile 2006 - 11:50
 
Eccomi ritornato, amici. E leggo subito commenti interessanti, diretti all'amico Giuseppe, che si dimostra esaustivo e solerte nel fornire spiegazioni. Saluto Gian Ruggero, saluto Fabry (che sempre ri-abbraccio con grande amicizia ed intensità -bello il tuo pensiero: "dove non c'è critica, non c'è poesia"-, saluto il Voc, fine letterato, e saluto l'Adriano che domanda a Cornacchia una cosa pertinentissima, che implica la presenza di un certo Pagliarani. Tutti spunti che hanno una bella positività. Complimenti, amici.
Ci risentiamo nel corso della giornata.
Un abbraccio anche a Giuseppe: sei stato, fino a questo momento, un ottimo conduttore.
Gianfry per tutti!
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#32   21 Aprile 2006 - 14:04
 
ma "tramorto" è un lapsus oppure sta per "tamortimento"?

il verso è straordinario, ha ragione voc. ma che sia perché non è "logico" tout court:-)?

gugl
utente anonimo

#33   21 Aprile 2006 - 14:04
 
tramortimento

gugl
utente anonimo

#34   21 Aprile 2006 - 14:45
 
Ringrazio e saluto (nuovamente) Fabry, con lui Gian Ruggero e l'oste Gianfranco. Immaginavo che il tramorto avrebbe sparigliato il tavolo... colpo d'ala? Il librino è in effetti molto vario. Ciao Voc, ciao Gugl, felice che vi sia piaciuto. :-) ---GiusCo---
utente anonimo

#35   21 Aprile 2006 - 18:19
 
un caro saluto anche a te, Giuseppe, mi sei piaciuto molto: umiltà e carisma!:-)
un altro abbraccio
fabry
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#36   21 Aprile 2006 - 21:07
 
Bene, Giuseppe. Vedo che i commenti fioccano con omogeneo giudizio positivo. Lo sai che stai totalizzando una media giornaliera di 110-115 visite al giorno? Benone. Che la scrittura poetica si prenda la rivincita sulle altre forme di espressione: c'è in giro tanta voglia di poeti: lo dice la gente a chiare lettere: sta a voi poeti soddisfare questo nato rinato bisogno. A domani, carissimi: un saluto agli ultimi comentatori Fabry e Gugl.
Un salutone all'ospite da parte mia.
Gianfry
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#37   21 Aprile 2006 - 21:31
 
però Beppe non hai risposto al #32: lapsus, refuso o v.d.v tramortire?

gugl
utente anonimo

#38   21 Aprile 2006 - 22:15
 
Gugl, mio mastino, tramorto è sostantivazione di tramortire. In "ottonale", peraltro, malleo abbastanza: sciacano, fora, briganza, s'impratica, iettaris, catacumene, U.E.D.A., tramorto, stimmato, uruganesca, cervo (cervello); inoltre: il semicodice informatichese, la grafico-verbale UNI, la croce mistica scentrata del testo finale. Ho un rapporto con la lingua disinvoltamente dominant !?! :-) Alla prossima. ---GiusCo---
utente anonimo

#39   21 Aprile 2006 - 23:25
 
Giuseppe hai creato una forma di nuovo esperanto. In poesia, per me va benissimo! Non sai quanta evocazione oscura e inesprimibile diano questi termini. Il mondo cambia, non sempre infelicemente. Mi piacciono tutte le innovazioni, ma sono nello stesso tempo affascinato dal verso semi-chiuso, o ironicamente chiuso. Anche questa è ricerca letteraria, ma non credo, come pensano alcuni, che sia materiale freddo o, peggio ancora (perché insultante), materiale "tiepido. Odio l'appena tiepido, preferisco il gelo o il fuoco.
Gianfri
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#40   22 Aprile 2006 - 07:56
 
il lavoro sul lessico che propone Beppe, mi pare sia caratteristico del rapporto con la scrittura degli autori del sud, là dove parola e cosa si fondono nella carnalità del gesto.
qui al nord, tale operazione è, per così dire, fusa a freddo, effetto tecno-illuminista.

e' interessante notare che Beppe, se opera con la lucidità del logos nella costruzione sintattica del verso, lascia poi alle forze infere l'agire dispotico sul lessico. Ne esce un cortocircuito interessante.

guglmastino:-)
utente anonimo

#41   22 Aprile 2006 - 14:33
 
Caro Gianfranco, io credo che il buon andamento della rassegna dipenda essenzialmente dal tuo essere squisito ospite e raffinato lettore: nel tuo spazio sono molto rare le polemiche gratuite e le manifestazioni di aperta disistima. Aggiungiamo che internet è un valido alleato della poesia, dal livello simil-accademico al puro divertissement: c'è molta varietà, possibilità per tutti di lavorare senza condizionamenti personali, editoriali o ideologici. Ecco che dunque, periodicamente, emergono oasi nelle quali è naturale ritrovarsi, tra aficionados del genere.

Tornando al mio mastino Gugl, è possibile che l'ambivalenza "forza oscura / ragione" costituisca un tratto saliente del librino, a vantaggio finale di quest'ultima. In un certo senso, ripeto l'evoluzione di Kandinsky (dal figurativo all'astratto, per il tramite di un progressivo studio), del quale amo molto gli acquerelli. Liberatomi dell'italiano, sono ora in piena marea anglofona: l'ultimo lavoro è stato la traduzione - parziale riscrittura del testo "The stoic" di Paul Muldoon.

---GIusCo---
utente anonimo

#42   22 Aprile 2006 - 16:38
 
Caro Giuseppe, quando un tuo ospite dipinge così l'accoglienza che gli fai, significa che a qualcosa sei servito. Grazie di tutto cuore. Vedi, la mia prima preoccupazione, nei confronti di coloro che accolgo, è quella di farli sentire a casa propria. E' dare l'opportunità di un incontro con i commentatori degni del loro livello: ovvero i sapienti di cuore, gli individui capaci di comprendere la scittura proposta.
In questo senso, vedo che il nostro Stefano Gugl sta dandoti particolare soddisfazione. Ma anche gli altri non scherzano!
Tuo affezionato Gianfranco
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#43   22 Aprile 2006 - 19:31
 
Bene, Giuseppe: l'ora volge al suo termine. Tra un po' sarà la volta di un nuovo ospite. Io ti sono estremamente grato di questa tua disponibilità. Ci diciamo soltanto: arrivederci. Spero, tra l'altro, di poterti conoscere di persona. Torna a visitarci quando vuoi.
Un grande abbraccio da Gianfranco
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Nome: Gianfranco Fabbri
Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta", Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album italiano", Campanotto editore, Udine, 2002 - "Stato di vigilanza", Piero Manni,Lecce, 2006 -

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