Diverse sono le categorie dei poeti contemporanei (sì, lo so: è sempre stato così, in poesia, ma oggi pare che le bandiere siano molteplici come quelle dei partiti in politica). Si può leggere quindi il poeta intimista, che rimanda le proprie riflessioni all’oggettiva condizione dell’uomo: si possono gustare i lampi visionari e quelli onirici degli autori che debbono sbrigliare tonnellate di colore e di magma fantastico: ce n’è per tutti i gusti, nella poesia che si produce al presente. Dai baci sui viali corazziniani, all’estetica madida e nuvolosa dei nostri suburbi, fino alla coloristica dei mari e dei tramonti (che vanno ancora di moda). Insomma, pare d’essere all’emporio dello Spendibene universale. C’è infine, e qui volevo arrivare, anche la poesia filosofica e quella razionale –matematica- che va talmente avanti, nell’osare, da correre il rischio di non apparire neppure poesia. Calma, mi dico, tra me e me: la poesia è ovunque: sia nella tenacia del filo d’erba -che spacca il cemento su cui riesce a crescere- sia nello spigolo, livido a azzurrino, di un profilato di acciaio: l’importante è saperla cogliere, avvertirla. Giuseppe Cornacchia appartiene a quest’ultima affascinante categoria di produttori di segno. Basta leggere i testi che qui sotto pubblicherò fra pochi istanti per comprendere come i versi del nostro amico siano depositari di felicissime fusioni tra il pensiero assertivo e l’ironia, che non manca di arricchire il tutto (leggasi, a tal proposito, la raccolta inedita, intitolata “Ottonale”). La dinamica di questo particolare ed efficace autore si avvale di tutte le procedure logiche: dai processi induttivi a quelli deduttivi, attuati entrambi con lo scopo di condurre il lettore in un mondo dove la matematica è, sì, sempre irrevocabile nelle proprie conclusioni, ma di una irrevocabilità che viene annunciata con il corrusco e tagliente colpo di sciabola. Il che non è poco. A voi, amici, trarre impressioni e valutazioni. L’ospite sarà felice di riceverle; il padrone di casa, anche.
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Idolatrare la manifestazione del pensiero
per vederci appigli di conoscenza o verità
non mi convince. Tutto questo spolvero
d'analisi in cicli chiusi e aperti affastellandosi
sull'opinione fa torto del vero problema
che è: a chi giova? A chi deve giovare?
Perché, ecco, se si dovesse ammettere
che può tranquillamente non interessare,
la partita è chiusa, torniamo al cuore/amore
ed avremo più pubblico.
Io penso: uno dei segreti è non rinchiudersi
in qualche idea fondante;
io credo sia nostro dovere rischiare ogni volta
si possa trovare un contatto;
ed un contatto è possibile sempre,
s'accetti una dialettica comunque posta.
Ma senza virtù d'astrazione saremmo parziali
schiavi di tecniche compositive e procedure
che portano a dettati privi di spessore.
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Se più modelli ammettono un fenomeno
non sono indipendenti, dunque ragioniamo
andando al nocciolo. Ma il fenomeno?
Allora ragioniamo sul fenomeno
a prescindere dal nocciolo.
Ragionare sul fenomeno che abbiamo
centra il nocciolo? Potremmo non servircene,
non accorgercene.
Dato il nocciolo, quanto è semplice
lo studio di un fenomeno?
Il mio fenomeno??
Sul fenomeno invento un nocciolo locale.
Dato un nocciolo, ricavo i suoi fenomeni;
dato un nocciolo, adatto un mio fenomeno.
Ragiono sul fenomeno e il mio fenomeno:
sono uguali? Ragionevolmente uguali?
Ragiono sul fenomeno in via del nocciolo.
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Penso al nocciolo. Penso, penso, penso
partendo dal fenomeno.
Penso al nocciolo. Penso al nocciolo.
Penso al nocciolo partendo dal fenomeno
o invento un nocciolo che regga il mio fenomeno?
Un nocciolo, fenomeni;
un fenomeno, il mio nocciolo locale;
più fenomeni, più noccioli locali.
Dai noccioli locali il solo nocciolo, se c'è.
Dal nocciolo fenomeni,
il mio fenomeno. E il fenomeno?
Un fenomeno è il mio fenomeno
ma il fenomeno è un fenomeno?
Dal mio nocciolo locale il solo nocciolo:
ho inventato un nocciolo locale
cercando di scoprire il solo nocciolo.
Cercando di scoprire il solo nocciolo
ho inventato un nocciolo locale
che regge il mio fenomeno.
Adottando con giustezza un fenomeno reale
ho fatto una scoperta.
Studiare serve.
Sapere di fenomeni serve ad inventare
scoprendo in via indiretta.
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manufatti servizi poi finanza
questo sistema è fuori controllo.
Chi premerà il grilletto? Il debito.
Creare denaro, offrire credito
vendendo il rischio in derivati
ad altri: assicurazioni, banche
fondi, speculatori. Ho bisogno
di più denaro e bassi tassi
o la festa finisce: tassi bassi
perché tu possa spendere
sebbene i prezzi salgano.
Chi dirà basta? Accadrà,
e dopo il K2, l’Everest.
Ti pago perché tu prenda denaro
che quelli aspetteranno
invano invano finché stanchi
lo reclameranno e reflazione
svaluterò il debito
mandando in fumo le montagne.
Giuseppe Cornacchia, 1973, lavora in proprio e in ambiti di ricerca, mantenendo Foggia quale città-base e www.evaquo.com online. Variamente impegnato e segnalato su carta e su web, co-gestisce dal 2002 il portalino nabanassar, di cui è fondatore e webmaster. Riconosce in forma definitiva due saggetti critico-teorici ("Di cosa siamo poeti?", dic 2001; "Mi costruisco un sistema di pensiero (e una poetica)", mar 2005), una raccolta organica di poesie ("Ottonale", nov 2004), una commedia brillante ("Cinquanta e Cinquanta", mag 2004). Abbandonato l'italiano, scrive in inglese e cura a tempo pieno, da marzo 2006, la relativa versione di nabanassar.
