martedì, 24 aprile 2007

BACHECA N.10

Chiara De Luca traduce da inglese, francese e tedesco, scrive poesia, saggistica e narrativa. Ha tradotto per Gedit La vita promessa (Bologna, 2004) ed Elogio per una cucina di provincia di Guy Goffette (in preparazione), Tra le mani il divino, di John Deane (Bologna, 2007), poesie di Douglas Dunn per “Nabanassar” e “La Clessidra”, di “Dominique  Grandmont e Guy Goffette per “Fili d’Aquilone”. Collabora con “Poesia”.
Ha pubblicato poesie su riviste, tra cui “Le voci della luna” e “Poesia”, nell’antologia La coda della galassia (Fara, 2005) e qua e là in rete.
Ha pubblicato con Fara i romanzi La collezionista (2005) e La mina (stra) vagante (2006) e una raccolta di duetti teatrali sulla rivista online“Orient Express”.

**

paesaggi interiori

Y podrás conocerte, recordando
del pasado soñar los turbios lienzos,
en este día triste en que caminas
con los ojos abiertos.

E ti potrai conoscere, ricordando
le tele torbide del passato sognare,
in questo giorno triste in cui cammini
ormai con occhi aperti.

Antonio Machado

Venivo da lontano dentro,
ti portavo negli occhi sacrale
sgomento, fui non sapere,
neve nelle tue mani al disgelo.
Fui fiera, vergogna, e distanze,
delle tante fui una e tu unico
tempio dove officiavo
nel buio il sacrificio del tempo,
bruciando incensi di fedeltà
fascine scomposte d’attesa
neniando pazienza mortale,
tra i denti il pane del desiderio
a spezzare l’osso dell’ingenuità
– sangue stillando esperienza –
a metà.

*
All’inferno entrasti in punta di piedi,
dolore ubriaco per chiave
deposto nel palmo una notte d’inverno,
quando si schiuse lo scrigno
di chiodo, memoria menzogna.
Mi trovasti accucciata
fino alle ossa piagata,
mi sfiorasti brivido acceso
al pulsare del vento,
mescendo buio e saliva,
preparata a fuggire le labbra.

*
Lascia calmo il tuo viso
sotto i miei polpastrelli,
avvertirsi esplorando
lievi le pieghe
sulle palpebre piano.
Le mie labbra sul petto
a scoprire stupite
il sì del respiro.

*
Occorreva ad un fiore l’aprirsi
di terra voragine minima,
scivolare di sabbia, sfaldarsi
di pieghe, acqua da contenere
una doccia di luce leggera
tra i rami fitti dell’albero in cima
a schiudere il cielo.
Piegare le spine, spezzare
con cura, dolente
sottrarsi di foglie sul gambo
stremato da un alito
carcerario d’inverno.

*
Smisura la notte, una falce
di luce non trancia il silenzio,
ferite profonde le pieghe di tenda
dove frugano dita di ombra,
tempo interseca senso
in sconosciuti quadranti e non è
di lancette il passo sommesso
tra le costole e un angolo
solo di letto.

*
Abbracciami stretta se vuoi
dipanare il mistero
sarò un filo e parole
sterile nodo.

*
Piano il cielo di notte
s’incunea in figure a rilievo,
conosci il profilo più vero
mesci nero su nero
spandi volti, a memoria.

*
Ho spine alla rovescia,
conficcano di punta
il ripetersi infine del male chiamato.
Dovrò strappare a brandelli
la corteccia intera e lasciare
legno nudo a respirare,
estirpando solchi d’amore.

**
Parla l’ospite:

Caro Gianfranco,
Qualche tempo fa ti avrei detto che la poesia, la scrittura in genere per me è tutto, è la vita, il respiro, ciò che salva, forse pure redime, o se non altro condanna e uccide, per consentirti di rinascere. E fino a qualche tempo fa ci vivevo più dentro, ci sprofondavo, affogavo, anche, magari pure per non sentire, costruire. In realtà poi si annaspa nella vita, e la poesia non offre salvagenti. Devi prima essere buttato nell’acqua, o nel fango, forse pure buttarti, andare a tentoni, cercare una zattera, un ramo cui aggrapparti, che ti ritrascini a riva. Là poi, pieno di graffi, stordito dalla sbornia di dolore, te la smaltisci nel silenzio, e dopo scrivi. Prima vengono i gesti, gli incontri, l’amore, la gioia, l’impazzimento e la solitudine animale. Prima viene quella ricerca disperata della luce che ricordi, perché solo il ricordo ti tiene, di occhi accesi, di parole pulsanti, che la poesia cerca di ritrovare, di custodire. Prima vengono le città, le strade perse, quelle ritrovate, i treni troppo veloci, le stazioni troppo affollate, i bagagli troppo pesanti o troppo vuoti, e poi la poesia che da qualche parte accanto c’era, ma non potevi sentirla, non ti aiutava a portare nulla, non ti salvava dalla folla, ti offriva troppo poco di parole. Perché le parole sono sempre troppo poco, non sostituiscono la vita, ne sono complemento. Le parole sono al servizio della vita, sono in qualche modo strumento. Non sono colori che dipingono qualcosa che non c’è, non sono la vernice, ma il pennello che la spande sulla tela della memoria, che altrimenti sarebbe bianca, o appena macchiata da tracce indistinte, a perdere senso nel tempo.

Risponde Gianfranco:

Dalla voce di Chiara de Luca - tragica e oracolare, spalmata sopra una partitura che si esprime perlopiù in prima persona con forte connotazione sull’oggettività – sortisce una musica tutta costruita sulla nenia, forse a causa degli attacchi di versi uguali, a grappoli, (talvolta, due senari, un’altra volta cinque decasillabi) e anche di riprese con versi alternanti (ottonario + novenario , trama ripetuta per due volte). L’osso del pentagramma è simile a quello di altre autrici, ( Turroni ? Cera Rosco?) ma specialmente svetta come un suo brevetto la simbologia utilizzata in questi testi. Vedo reiterarsi la parola “spina” diverse volte, sia al plurale che al singolare. Noto pure l’uso delle parole “chiodo”, “mistero”, “ferite profonde”, “ossa”, “piaghe”  (e suoi derivati). Come dire: tutto quanto un armamentario “cristologico” in piena regola. Non c’è una ragione specifica nel mettere a galla questa connotazione. Dico soltanto che a me è venuta agli occhi. Forse un motivo (recondito) ci sarà.  Un attacco in particolare, poi, mi ha messo in allarme per quanto concerne il quadro della Maddalena sul volto di Cristo. Il frammento, pur minimo, dice: “Lascia calmo il tuo viso / sotto i miei polpastrelli/ …”. Talvolta il lettore lascia perdere l’ordito ideato dal poeta e si mette a rincorrere elementi estrosi, ma forse più veri. Voce solenne, comunque, quella di Chiara. Un dettato che parla dalla concavità lunare dell’essere femminile. Al di là delle personali interpretazioni, che, di qualunque tinta esse appaiano, indicano vitalità e valore del verso.

postato da: nestore22 alle ore 20:47 | link | commenti (41)
categorie: poesia, riflessioni

Commenti
#1   24 Aprile 2007 - 23:24
 
La nenia vien fuori sui versi parisillabi, Gianfry. Tuttavia se confrontiamo la metrica e il ritmo, notiamo un certo stridore, come se ci sia un andamento franto, con sequenze sempre in ritardo, a rincorrersi e poi ad accelerare, quasi a riformulare quell'io presentissimo tra le cose, ma che, a guardar bene, c'è e si ritrae, si scopre nudo e mancante e poi a frammenti, solo a frammenti, si mostra.

Noto una certa predilezione per l'inversione e l'iperbato, spesso marcati, anche ostentati (anche un accusativo alla greca).

Intanto ne approfitto per salutare Chiara, visto che è un po' che non ci si scrive :)
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#2   24 Aprile 2007 - 23:39
 
La salvezza che può offrire la poesia non è un'ancora pronta alla bisogna (in questo ha ragione Chiara) ma qualcosa che si constata a posteriori, quando ci si accorge semplicemente che la vita non è riuscita ad affondarci o a traviarci del tutto forse (anche) grazie al plasma invisibile della poesia ventura (che circolava e si nutriva di tutto, anche di dolore e disperazione). Ma a parte questo mio indotto rimuginare, trovo molto ben centrato il discorso di Gianfranco sulla poesia di Chiara de Luca. L'armamentario cristologico è evidentissimo, più lungo di quello da lui individuato (elenco di seguito: 'tempio', 'officiavo', 'sacrificio', 'pane', 'spezzare', 'sangue', 'inferno', 'chiodo', 'mescendo', 'ferite profonde', 'costole', 'mistero', 'spine','conficcano','male', 'brandelli'...) e non credo sia casuale che l'elenco vada poi a chiudersi con l'ultima delle parole delle poesie presentate, quell' "amore" che è all'origine e, si spera, alla fine di ogni vita, d'ogni dolore. Sintetico inoltre, e indovinato, l'ossimoro definitorio che adombra Gianfranco di "nenia solenne"; sembra quasi che Chiara, liturgicamente, cerchi una forma e un passo che assomigli a una preghiera per restituirci, a brandelli, trasfigurata, la propria vita.
Antonio
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#3   24 Aprile 2007 - 23:59
 
grazie a Gianfranco per la bella lettura... sì, è lei, la Maddalena.
non mi ero accorta di tutti i riferimenti cristologici, e vi ringrazio dell'analisi attenta, che mi fa ri-leggere le mie poesie... in effetti, come dice Antonio, queste sono una sorta di preghiere, o canto funebre forse, per l'amore, che non si vuole lasciar morire... e Cristo è amore che non cede, uno che per amore è morto, ma poi pure risorto.
grazie anche a voc, mi scuso per la mia assenza, ho avuto casini vari e cambiato di nuovo lavoro :-) e non ho più l'adsl, ma sto per ripristinarlo, spero. già Angelo Rendo mi aveva parlato di nenie in riferimento alle mie poesie, e io stessa scrivo "neniando pazienza mortale", però in effetti sento che non lo sono esattamente, non mi ci trovo del tutto dentro. ovvero, è un canto che però cerca delle rotture, delle fratture e picchi, non so se poi ci son riuscita, eh :-)
e soprattutto non so se si capisce quello che sto scrivendo, ma vado a braccio

grazie mille
Chiara
utente anonimo

#4   25 Aprile 2007 - 07:46
 
un "in punta di piedi", uno sbocciare con timidezza, che apre quasi tutti i contributi che quì leggo di Chiara. Un procedimeto che deve giungere a compimento gradualmente, un mutamento che distilla l'esperienza nel tentativo di "dipanare il mistero"
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#5   25 Aprile 2007 - 11:55
 
Bei commenti, e commenti solleciti, per Chiara. Buone note di Luigi sulla musicalità e sulla struttura stilistica. Antonio, sempre sensibile, ha colto l'aspetto che avevo anch'io notato. Molti i riferimenti cristologici fanno di questa poesia una preghiera venata di carne e sangue. Un grazie ad Alessandro 62 per la sua presenza gradita.
Chiara, avanti così!
Vostro Gianfranco
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#6   25 Aprile 2007 - 17:37
 
C'è una cosa che dice Chiara, molto interessante, che in qualche modo riconduce la poesia ad una dimensione "umana": la vita la precede.
Tuttavia c'è chi di poesia è morto ;) ma è sempre di vita che si muore.
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#7   25 Aprile 2007 - 18:11
 
non so, voc... secondo me per scrivere vera poesia, bisogna prima esser stati dentro la realtà. e in fondo è quella stessa realtà, pur incarnata in poesia, che ti può far secco :-)
Chiara
utente anonimo

#8   26 Aprile 2007 - 10:05
 
È proprio così Chiara. La poesia non nasce ex nihilo ma da una assunzione della realtà in prima persona (benché non personalistica, e quindi condivisibile – altrimenti sarebbe un mero sfogo): del resto la lingua stessa del poeta, per quanto deformata e declinata, è uno strumento che ci viene d(on)ato e ci consente di esprimere il nostro stile (che se è riuscito è unico) in modo esemplare.
Un caro saluti a tutti!
Alex
utente anonimo

#9   26 Aprile 2007 - 10:26
 
La vita viene prima, certo. La poesia tenta di aderire ad essa, ma non ci riesce (seddiovole, altrimenti vedremmo la Verità con i nostri occhi e potremmo morirne). La poesia è come il significante, che pure azzeccato-pure perfetto, non riesce mai a dire con completezza della natura del significato.
Un saluto a tutti gli ultimi intervenuti. Gigi, Alex e la nostra ospite.
Gianfry
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#10   26 Aprile 2007 - 11:49
 
Scusa la latitanza Gianfry: incombenze quotidiane.. Vedo con piacere che e' presente un'altra donna nella bacheca.. Voce e corpo indubbiamente femminili. Ps: la vita nn viene prima o dopo, semplicemente E'..
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#11   26 Aprile 2007 - 13:45
 
Ottimo, Luca!
Passa di qui, ogni tanto. Sentiamo la tua mancanza!!
Un abbraccio da Gianfry
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#12   27 Aprile 2007 - 18:56
 
"Tu verrai con me finchè proietti ombra/ il corpo e ci sia rena sui sandali./La sete o l'acqua sei sulla mia strada/ dimmi, vergine altera, mia compagna" così Machado, alludendo alla Madonna ma forse anche alla poesia. E pensare che la XXIX Soleada sembra un canto d'amore umanamente profano (avevo vent'anni e una precisa persona in mente quando l'annotai). Cito Machado naturalmente perché posto in esergo da Chiara e per chiederle del ruolo di quest'autore
per lei e la sua poesia...
Antonio
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#13   27 Aprile 2007 - 19:55
 
Un esempio stupendo, Antonio. Parrebbe un canto sensuale (lo è, in effetti).
Ti abbraccio,
Gianfranco
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#14   27 Aprile 2007 - 23:23
 
caro Antonio, bellissimi i versi che citi... qui Machado fa un procedimento inverso al mio, credo. nel senso che io, mi sono servita (ma non del tutto consapevolmente nell'atto dello scrivere) dell'iconografia religiosa per tracciare una storia tutta terrena, credo più (non per fare confronti, eh) nel senso rilkiano, di una sorta di "svuotamento" - che ha un che di profano anche - e riempimento di qualcosa d'altro, che tuttavia rimanda alla cornice dell'icona, ma ne deborda. Machado canta il sacro incarnandolo nell'umano, io sacralizzo l'umano, l'errore e la debolezza, fuori dall'ortodossia, almeno in queste poesie.
amo molte poesie di Machado, forse non è stato uno degli autori che mi hanno perseguitata di più, ma certo ho sentito appartenermi la poesia citata in esergo, e in genere la sua idea di potersi conoscere attraverso il lavoro della memoria, perché siamo fatti essenzialmente del nostro passato, e nulla ne va perduto

Chiara
utente anonimo

#15   28 Aprile 2007 - 09:10
 
Grazie Chiara, interessante questo tuo sentire la poesia come recupero di tutto l'imperdibile e ricollocazione d'ogni reperto recuperato. Condivido a pieno la tua conclusione sull'attingere al passato, sulla centralità della memoria, sul 'nulla va perduto' (che è meta mai interamente raggiungibile, intrisa com'è di caducità, ma proprio per questo meta cui tendere sempre: tentare sempre di salvare tutto).
Antonio
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#16   28 Aprile 2007 - 09:45
 
Mi piace questa poesia, tragica e lucida, di chi scrive dopo che la lama è uscita dalla carne.
Stimo molto Chiara de Luca anche come critico - lettrice profonda e intelligente dei testi degli altri.
Corrado Benigni
utente anonimo

#17   28 Aprile 2007 - 10:03
 
grazie Antonio, proprio questo: tentare di salvare tutto, anche quando questo significa ripercorrere il dolore e anche se alla fine si salvano solo frammenti. più si dimentica, sia pure per salvarsi, più ci si impoverisce...
e grazie a Corrado, ottimo poeta. la tua poesia è stata un bellissimo incontro per me, per la sua profondità, il coraggio di scendere nel buio per scavarne fuori la luce, l'ho sentita molto vicina ...

Chiara
utente anonimo

#18   28 Aprile 2007 - 14:18
 
Gente che si incontra di nuovo, bene e bello! E se il punto finale di Chiara potesse incontrarsi con quello finale di Antonio? Il sacro che viene umanizzato potrebbe tendere a un umano che sta sacralizzandosi.
Un saluto da Gianfranco a tutti gli intervenuti.
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#19   28 Aprile 2007 - 21:29
 
che bello trovare chiara qui, annotare quanto dite sulla sua poetica.
ho trovato nell'intervista quanto già consoscevo di chiara, la sua forte sensibilità....; la metafora del naufrago per significare quanto significhi la poesia per te "oggi", mi è piaciuta tantissimo. per uno che se ne intende di "rive che si allontanano" posso capire perfettamente l'analisi, che fai. ma ho apprezzato anche il tentativo di lusinga verso la poesia che fa Antonio, a testimoniare che tutto o !quasi", quando le cose non vanno, può far d'àncora.
un abbraccio per tutto, allora, che estendo anche al gianfri.
se sei a bazzano amico mio, spero che ti siano arrivati i miei saluti.
ciao,
roberto
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#20   28 Aprile 2007 - 23:10
 
e la corsa, Chiara? a che posto la mettiamo.
ciao,
ancora red
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#21   29 Aprile 2007 - 11:16
 
... in effetti Gianfranco, ci pensavo proprio rileggendo... l'umano che si sacralizza si avvicina al sacro che si umanizza, è lo stesso procedimento...
Red: la corsa è la mia droga :-) è ciò che facilita la poesia e la vita, perché mi ha insegnato la pazienza (la sopportazione, specie quando facevo agonistica), perché è la libertà che ti ritagli in qualunque momento tu riesca a fuggire, un po' come la poesia, ed è un momento in cui ti senti più coraggioso, il dolore si relativizza, ti senti una strana gioia nelle vene e te ne freghi di (quasi) tutto. e poi talvolta gli incipit delle poesie mi vengono in mente correndo, e continuo a ripetermeli fino a casa per non perdermeli :-)
Sulla poesia ho anche sdrammatizzato un po'... non è facile dire cosa sia davvero, cosa rappresenti per me, dipende. sicuramente tutta la mia vita è stata condizionata dalla scrittura, ma arrivano momenti in cui ti sembra che non serva a salvarti. non sembra, ma magari è lì.
però credo sia meglio non pensarci troppo, né prendersi troppo sul serio, per non perdere di vista la vita, in cui la poesia si radica, e, coi suoi tempi, ti viene a trovare, magari pure a raccogliere...

Chiara
utente anonimo

#22   29 Aprile 2007 - 15:54
 
Carissimi, di volata perché sto per uscire. Grazie, Red, dei saluti. Purtroppo a Bazzano non ci sono stato. Ero a Cesena per un impegno. Ti abbraccio, mio caro!!
Chiara, mi fa piacere sentirti vicina a certe mie vedute.
Un abbraccione da Gianfr.
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#23   29 Aprile 2007 - 20:53
 
Con piacere leggo nuove poesie di Chiara che ho sempre apprezzato. Noto una lieve virata stilistica: sbaglio? Era da un po' che non leggevo inediti. Da un po' di tempo anche non ci sentiamo e vediamo; ieri sarei dovuto venire a Bazzano ma l'influenza mi ha bloccato. Scusate la brevitas ma non sto ancora molto su pc. Trovo l'analisi di Luigi impeccabile.
Un caro saluto
Luca Ariano
utente anonimo

#24   29 Aprile 2007 - 23:42
 
un saluto a Gianfry e Luca, peccato non avervi visto ieri, è stato molto bello e Matteo come sempre ottimo organizzatore. sarà per la prossima...
sì, Luca, virata stilistica, che pare proseguire da un po' di tempo a questa parte andando verso una maggiore sintesi e condensazione di significati. è vero, è un po' che non ci sentiamo, ho trascurato per diverso tempo la mail... ci sei a Riccione da Alex?

Chiara
utente anonimo

#25   30 Aprile 2007 - 12:04
 
Sì Chiara, mi è spiaciuto, mi hanno parlato bene del workshop di Bazzano. E' vero noto una sintesi maggiore stilistica che, secondo me, non inficia la validità e l'immediatezza dei tuoi versi che sai, ho sempre apprezzato fin da quando li ho conosciuti qualche anno fa. Sì, il 12, salvo la terza ricaduta influenzale (ma mi auguro di no!:-) ci sarò. Bene così ci scambiamo 4 chiacchiere.
Buonissime cose!
Luca Ariano
utente anonimo

#26   30 Aprile 2007 - 15:13
 
A Bazzano si parlava proprio del blog come luogo d'incontro potenziale, io ho conosciuto Chiara nello spazio reale del workshop, ma vengo qui sul sito a scoprire le sue nuove poesie. E questa è la vera utilità in questione. Pertanto, potendo leggere con calma lontano dalla babele di sabato, faccio a lei i complimenti (l'ultima poesia è da fuori di testa, con questo luogo d'inversione tra esterno ed interno dove cercare di prendere coscienza di sé), anche per il lavoro metrico, che mi pare attentamente elaborato.
Un saluto al direttore

Guido Mattia Gallerani
utente anonimo

#27   30 Aprile 2007 - 16:43
 
Ed io saluto la mia ospite e i suoi estimatori ultimi (Luca e Guido Mattia). E purtroppo mi sa che non riesco a star dietro al bollettino di marcia del mio blogguccio.
Vi abbraccio tutti, in particolare Chiara (mi perdoneranno gli altri...).
Gianfry
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#28   30 Aprile 2007 - 18:01
 
Luca: ah, no, stavolta ti aspettiamo, anche fatto di tachipirina :-) ti ringrazio dell'attenzione di sempre, e sono contenta che trovi efficaci anche queste poesie, conoscendo come pochi il mio percorso poetico e narrativo dall'inizio.
Guido: grazie mille anche a te ! il movimento va in due direzioni, dalla rete al reale, dal reale alla rete, ma sempre nella realtà, basta volerlo, come si diceva a Bazzano. e poter incontrare tante persone e interagire non è affatto poco. per questo mi sembra strano interrogarsi sull'utilità della rete...
della questione metrica parlavo con Massimo Sannelli proprio sabato. In realtà scrivendo non ci penso, non ci faccio caso, eppure la griglia c'è, credo sia interiore, e venga dalle letture, traduzioni, tradizioni, interiorizzate. c'è una musica che seguo mentre scrivo, e poi correggo là dove alla lettura si spezza (salvo rotture volute)
Gianfry: un abbraccione :-)

Chiara
utente anonimo

#29   30 Aprile 2007 - 19:38
 
Certo Chiara il 12 ci sarò, anche dopato....:-) Per come conosco Chiara so che è una lettrice attenta anche delle poesie altrui, traduce, studia, ecc. per cui penso sia una cosa mentale quella cura formale e metrica che può emergere. Francamente più si legge più si scrive con una certa cura, poi ovvio poeti si nasce. Ci sono casi di iperintelletuali da cui non traspare un minimo afflato di poesia nei loro versi. Penso Chiara abbia oggi raggiunto un giusto mixt. Leggessero comunque tutti i poeti così, la poesia non sarebbe un sottogenere come lo è oggi...
Un caro saluto
Luca Ariano
utente anonimo

#30   30 Aprile 2007 - 22:24
 
bene, ci sonto :-)
penso che leggere l'altro, i classici, i contemporanei, il vicino di casa, una lettera sincera, il coetaneo poeta sia un arricchimento, un insieme di suggestioni, un dialogo che si crea, anche solo col testo, e tutto si riflette in ciò che scriviamo. dunque più leggi, secondo me, meno ti isoli nell'autoreferenzialità, a meno di non perdere il contatto col reale, perché anche l'eccessivo ripiegamento sulla parola scritta e l'intellettualismo conpiaciuto rischiano di produrre l'effetto opposto. credo che nella mia poesia siano confluite sia l'esperienza dell'accademia, spesso anche per negazione, sia il bieco precariato che anche tu ben conosci e che ti aiuta a tornar per terra quando serve. così è diventata flessibile anche la mia scrittura, una sorta di spugna di tutto quanto mi accade, vedo e ascolto :-)
ecco, sì, bisogna pensare che leggere è anche attività egoistica, regalo che si riceve, o si ruba :-)

Chiara
utente anonimo

#31   30 Aprile 2007 - 22:26
 
"ci sonto" significava "ci conto" :-)

Chiara
utente anonimo

#32   01 Maggio 2007 - 15:04
 
Le poesie precedenti di Chiara erano più colloquiali e piane, con una certa inclinazione narrativa. Ora sembra che Chiara abbia perso delle certezze e le poesie diventano inquiete, il verso s'increspa di più.
Personalmente preferisco questa fase alla precedente :)
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#33   01 Maggio 2007 - 16:08
 
Beh, una certezza c'è: la poesia non risolve le incertezze, anzi le amplifica... la poesia non ci nasconde il baratro, anzi ce lo spalanca innanzi... questo per quanto attiene alle mie "convinzioni" poetiche, sempre molto incerte... E mi pare che Chiara abbia inteso molto bene questo nostro balletto su terreno minato, molto bene, complimenti...
Ciao Chiara
Fabio
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#34   01 Maggio 2007 - 17:50
 
Scopro solo ora questi nuovi testi di Chiara. Concordo col giudizio di Voc, fermi restando la stima e l'affetto per una poeta che amo profondamente.

Un cordiale saluto a tutti.

fm
utente anonimo

#35   01 Maggio 2007 - 17:51
 
Dimenticavo: complimenti a Gianfranco e a Giuseppe per il bellissimo pdf delle "vetrine". Un lavoro veramente splendido.

fm
utente anonimo

#36   01 Maggio 2007 - 19:13
 
grazie a Fabio, Francesco, Luigi...
voc e Francesco: pure a me piacciono di più :-) non so se prima avevo delle certezze, non credo... certo, come a periodi mi avviene, ora è felicemente crollato tutto, si formano nuovi equilibri, e frugando tra le macerie trovo cose che non pensavo di avere dentro, o forse non volevo tirarle fuori, o forse si son formate poi, nel magma, nel silenzio. non è che abbia scelto: quando volevo parlare di volti, persone, città, avevo bisogno di chiamarle con il loro nome, con la loro lingua, la loro complessa semplicità. il linguaggio più piano potrebbe parere più spontaneo e immediato, e invece paradossalmente non è così. in queste poesie, e ancor più in quelle degli ultimi tempi, nate dopo lungo ed estenuante silenzio poetico, sto lasciando parlare a briglia sciolta l'inconscio, che mi dice cose di me, mi spiega, da nomi, e questo genera inquietudine come dice Fabio spalanca il baratro, mette in discussione tutto, apre un buio, in cui può esserci qualsiasi cosa e fra qualche mese puoi scoprire che c'è dentro il contrario di qualsiasi cosa, ma anche forse la luce...

Chiara
utente anonimo

#37   01 Maggio 2007 - 22:18
 
Mi scuso profondamente con Chiara e con tutti i commentatori e i visitatori. Chiedo venia per la mia poca partecipazione, ma ho alcuni problemi in casa con la salute di mio papà. Spero che quelli si risolvano presto (va già un po' meglio). Mi auguro di postare quanto prima una sospresa molto gradevole. Domani sono quasi sicuro di farlo. Intanto vi voglio salutare, tutti indistintamente. Un abbraccio caloroso!! Non me ne vogliano gli altri "bachechini" se Chiara ha potuto usufruire di più giorni. Del resto, la sua è ottima poesia e quindi le mie disfunzioni organizzative non vengono solo per nuocere.
A domani.
vs. Gianfranco
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#38   01 Maggio 2007 - 23:43
 
grazie Gianfranco, io resto volentieri, non me ne vogliano gli altri "bachechini" :-)
direi che la salute di tuo papà è prioritaria e non mi pare tu abbia latitato.

un abbraccio
Chiara
utente anonimo

#39   02 Maggio 2007 - 18:15
 
Gianfri mi spiace che tu abbia problemi con tua padre!Spero si risolva tutto bene. In bocca al lupo!
Un caro saluto
Luca Ariano
utente anonimo

#40   02 Maggio 2007 - 18:44
 
Un saluto a Chiara e uno a Luca (grazie, Liuk!).
Gianfry
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#41   04 Maggio 2007 - 21:33
 
grazie Gianfranco, a presto

Chiara
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Utente: nestore22
Nome: Gianfranco Fabbri
Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta", Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album italiano", Campanotto editore, Udine, 2002 - "Stato di vigilanza", Piero Manni,Lecce, 2006 -

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